Piccolo Eremo delle Querce

GESTI CONCRETI DI SPERANZA - Su strade nuove, tra intuizione e grazia, audacia e fiducia

di suor Rossana Leone e la Comunità del Piccolo Eremo delle Querce

Articolo - Se Vuoi“Se vedi una persona saggia, va’ di buon mattino da lei e consuma i gradini della sua porta”, dice il Siracide (6,36). Ho cercato di farlo anch’io lungo i tornanti della mia storia, specie alla vigilia delle decisioni definitive, quando devi chiarire, dipanare, ordinare, purificare per poter scegliere in tutta onestà ciò che conta veramente. È stata infatti la testimonianza di vita e la parola illuminata di una cercatrice di Dio, che per anni ho ascoltato e timidamente seguito nel silenzio austero di un antico eremo saturo di preghiera, a contagiarmi il desiderio di riconsegnare al Signore le risorse della mia femminilità, dopo aver fatto la prima professione religiosa con l’esuberanza acerba di una giovinezza inquieta. Certo, ciò è avvenuto non  prima d’aver perseguito con caparbietà, e poi abbandonato, il groviglio di tanti sogni giovanili. Diciamo che la forza dello Spirito e la bellezza della Parola mi hanno sospinta su strade nuove segnate dalla traiettoria decisa di esempi luminosi che via via mi hanno mostrato una qualità d’essere radicata nella fede, fino a dire, come sant’Agostino: “E ti sentii al modo che si sente dentro nel cuore e non ebbi più alcun dubbio”. Il frutto maturo di questo mutamento negli spazi della mia vita consacrata, quasi una rivolta silenziosa contro l’insidia di una vita piatta e senza ali, è stato poi l’incontro con il Vescovo Bregantini e la gente di Calabria. Prima un’amma, una donna spirituale, che mi ha risvegliata ad un più vivo desiderio di Dio, dopo un abba, che con discrezione mi ha aiutata a cercare ed individuare la mia ‘via’, luogo teologico ed esistenziale in cui il Regno di Dio si manifesta. Tra intuizione e grazia, fiducia e audacia.

Crescendo insieme a chi, nel frattempo, mi è vissuto accanto - un grappolo di sorelle nella fede con cui ho condiviso la gioia e la fatica del cammino -, è sorta la piccola comunità monastica basiliana delle “Sorelle di Gesù”: nome che fiorisce dal Vangelo, poiché «chiunque fa la volontà del Padre che è nei cieli, questi è fratello, sorella e madre» di Cristo (Mt 12,50).

Viviamo all’Eremo delle Querce in S. Maria di Crochi, un piccolo insediamento monastico concepito e realizzato senza cinte murarie né cancelli, per poter coniugare concretamente l’imperativo dell’ospitalità. Anzi, di più: la necessità di integrarsi tra la gente annullando le distanze. In disparte, ma non separate. Sito d’anima dunque, più che un fazzoletto di terra nascosto tra gli anfratti dell’Aspromonte. Qui, nel primo millennio dell’era cristiana, tra laure e chiese rupestri, hanno fatto nido i monaci italo-greci, discepoli di S. Basilio Magno, padre del monachesimo d’Oriente. La loro presenza orante ha fecondato questa terra e la sua gente, che ha custodito gelosamente la ricchezza della spiritualità bizantina nella quotidianità di una fede semplice e profonda. Dalla loro esperienza la nostra comunità ha raccolto, come perle preziose, il ‘segreto’ stesso della vita consacrata. Ossia:

- la gioia di fissare lo sguardo su Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze, e desiderare ardentemente Lui solo per essere in pace con Lui e diventare fonte di pace per gli altri;

- la ricerca fiduciosa della Sua misericordia, certe che Lui stesso porta sempre a termine ciò che ha iniziato in noi;

- l’umiltà e la purezza di cuore, perché dalla nostra trasparente semplicità scorra latte e miele per ogni sorella e fratello;

- la libertà dall’idolatria di mammoma e dalla tignola di ogni altra effimera ricchezza, per confessare che è Dio l’unica vera ricchezza dell’uomo;

- ed infine, in alternativa alla luccicante provocazione dell’avido possesso, l’impegno a mettersi e rimettersi in gioco, ogni giorno, mostrando così, attraverso il sobrio chiarore della povertà, la luce beata di una lucerna che arde, allieta e non si spegne.

Ed ora, nelle contrade più sperdute della Locride, con la nostra gente, in  un unico respiro con la Chiesa di Locri-Gerace, noi viviamo, lavoriamo e preghiamo. La nostra forza e la ricchezza più grande sta nel volerci bene e nel metterci nei panni degli altri rispettandone la diversità. Soprattutto sta nell’investire creativamente ogni energia per i poveri, tirando fuori la speranza sopita nel cuore. Con questo stile, e senza voler fare troppo rumore, condividiamo la vita dei contadini che popolano ancora l’entroterra, sollecitate dalla passione di ascoltare il cuore di un popolo che anela a risorgere. L’obiettivo è questo: porre in atto segni chiari e progetti possibili per valorizzare gli antichi doni d’intatta bellezza che ogni angolo di questa terra custodisce tra le pieghe e le lacrime della sua storia. Siamo infatti convinte che anche qui, attraverso scelte di vita autentiche, il Vangelo debba coniugare gesti concreti di speranza che diventino antidoto contro il male, un vero e proprio riscatto a dispetto d’ogni etichetta con cui è stata bollata questa terra. Con una certezza custodita nel cuore: «Chi libera un prigioniero libera Cristo» (S. Basilio).

Articolo - Se vuoi

E poiché il gusto della bellezza è insito nel cuore d’ogni uomo ed è, come scriveva mons. Bregantini, “la migliore forma di antimafia”, abbiamo chiamato a raccolta “nuove forze ed energie votate al bello” per fondare un laboratorio di Spiritualità e Tecnica dell’Icona: La Glikophilousa. In tal modo,  recuperando i tesori d’arte e di fede della Calabria bizantina attraverso percorsi di iniziazione artistica e spirituale alla pittura dell’icona, ci alleniamo ogni giorno, con i giovani soprattutto, a svelare il fascino della Divina Bellezza e silenziosamente annunciamo il Vangelo, come esorta Simeone di Tessalonica: «Insegna con le parole, scrivi con le lettere, dipingi con i colori, conformemente alla tradizione; la pittura è vera, come la scrittura dei libri; la grazia di Dio vi è presente, poiché ciò che si rappresenta è santo».