Laboratorio di Spiritualità e Tecnica dell'Icona "LA GLIKOPHILOUSA"

Studi

 

ICONA DEL SANTO VOLTO

"Uno sguardo che ascolta"

sr Renata Bozzetto

La prima icona si tramanda sia stata il volto umano del Figlio di Dio. Chiamata 'Santo Volto' o immagine 'Acheropita' (= non fatta da mano d'uomo) riproduce, secondo la tradizione, le sembianze reali del Cristo. Gesù stesso, infatti, avrebbe inviato un suo ritratto al re Abgar di Edessa. Questa leggenda racconta che il re era lebbroso e, desiderando guarire, inviò una delegazione da Gesù durante la sua predicazione in Palestina, chiedendogli un intervento miracoloso e un suo ritratto. Cristo, per esaudire il desiderio del re, si sarebbe lavato e poi asciugato il volto in un telo, lasciandovi impressi i suoi tratti. Inviò, quindi, tramite l'archivista del regno di Abgar, la sua immagine al re.
Questa l'origine dell'immagine Acheropita che da molti è considerata la prima icona.
Il significato della leggenda consiste anzitutto nell'attestare la storicità di Gesù Cristo e nel ricondurre ogni sua raffigurazione a un'immagine iniziale ricevuta e non elaborata, divina e non umana.
Lo stesso aggettivo acheiropóietos serve a sottolineare l'alterità sovrana di Dio e della sua potenza e al tempo stesso la penetrazione trasformante della dimensione divina nell'umano fragile e caduco, in un dono permanente di questo amore.
Il prezioso telo fu custodito per secoli a Edessa, fino al 944 d.C., anno in cui fu portato a Costantinopoli dando così inizio a una speciale ufficiatura celebrata ancora oggi il 16 agosto.

La solenne liturgia del giorno così canta:  
«Un'argilla creata dall'uomo
porta impressa la tua effigie increata,
o mio Cristo, Creatore dell'universo».  

Così, quanto più contempliamo Dio nel suo Essere, Egli ci appare misterioso, indicibile, radicalmente trascendente; però, nello stesso tempo, si rivela a noi esistente e presente, avvolgendoci della sua bruciante vicinanza. E notiamo anche che la profondità e intensità dell'Uomo-Dio nel volto nobile e umanissimo, dolce e severo, sereno e misteriosamente sofferto nel contempo, è in grado di sconfiggere col solo contatto di sguardi tutti i luoghi comuni delle nostre paure, ansie, sfiducie e ripiega­menti egocentrati.
«E voi, chi dite che io sia?». L'interrogativo posto da Cristo stesso ai suoi discepoli risuona inquietante oggi ancora nella Chiesa come il quesito centrale della storia e della persona umana.  

Cristo Acheropita, Dio fatto volto d'uomo

Il volto è sempre una rivelazione, incompleta e passeggera, della persona. Nessuno ha mai visto il proprio volto; lo si può conoscere soltanto riflesso nello specchio o per mezzo di una fotografia. Il volto non è dunque fatto per se stessi, ma per l'altro, o per Dio. E' un silenzioso linguaggio. E' la parte più viva, più sensibile che, nel bene e nel male, presentiamo agli altri. E' l'io intimo parzialmente denudato, infinitamente più rivelatore di tutto il resto del corpo. Così dice Max Picard: «Non è senza turbamento che si guarda un volto, poiché esso esiste innanzitutto per essere guardato da Dio. Guardare un volto umano, è come voler controllare Dio... E' soltanto nell'atmosfera dell'amore che un volto umano può conservarsi tale quale Dio lo creò, a sua immagine». Per comprendere un volto ci vogliono attenzione, pazienza, rispetto, insieme all'amore perché il volto è il simbolo di ciò che vi è di divino nell'uomo. Secondo il teologo ortodosso Olivier Clément «Dio si è rivelato in un volto la cui luce si moltiplica, di generazione in generazione, in umili volti trasfigurati».  

Lettura dell'Icona

L'icona del Santo volto o Icona Acheropita, della scuola di Novgorod, (secolo XII), è l'icona della festa del "Trionfo dell'ortodossia" celebrata nella la domenica di Quaresima (16 agosto).
Questo modello iconografico commemora la misteriosa bellezza del volto di Cristo. Solo l'icona di Cristo può sovrastare l'altare. Icona delle icone, il Figlio resta la "pietra angolare e preziosa" della "bellezza divina" celebrata dal Kontakion della Domenica dell'Ortodossia: «II Verbo indescrivibile del Padre si è fatto descrivibile incarnandosi di te, Madre di Dio. Avendo ristabilito nella sua dignità originale l'immagine insudiciata, l'unisce alla bellezza divina».
Dio si riconosce nella sua creatura e tramite il Figlio incarnato si fa volto. Nel volto del Cristo l'uomo è chiamato a riconoscere il proprio volto trasfigurato. L'icona cristallizza questo riconoscimento: immagine del Cristo, riflette l'immagine dell'umanità deificata che, contemplandosi in essa, "riflette come in uno specchio la gloria del Signore" (2Cor 3, 18).  

In questa icona, vediamo rappresentato solo il volto, senza collo, di fronte: il Cristo ci invita a rivolgerci a lui dandogli del "Tu", ci invita al dialogo, a non avere paura: la "frontalità" è offerta e disponibilità al dialogo. Il "profilo", al contrario, non dialoga, si difende, nasconde parte del volto.
Il colore della carnagione è di una tonalità che si può de­finire colore di terra impastata di luce non identificabile con nessuna razza; è il volto del genere umano, e tutte le culture e le razze in esso si riconoscono.
I capelli, simmetricamente divisi, sembrano un velo che si alza per mostrare il volto di Gesù che illumina "la divina tenebra", cioè il mistero di Dio.
La fronte, ampia, scoperta, è la sede della sapienza.
Gli occhi
grandi e dolci, sono pieni di luce e offrono vitalità con tono maestoso, quasi severo, anche se accogliente. Lo sguardo del Signore è solenne: egli guarda alla sua destra per rassicurare, accogliere e proteggere con la sua divina maestà i suoi discepoli: «Venite benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25,34). Il suo è uno sguardo che difende dal male e dà vittoria in ogni prova. E l'occhio che, per sua natura rivolto perennemente alla luce, può diventare specchio dell'anima e spingerci fino all'intimo della conoscenza di Dio. Per la conoscenza e la fede - grida l'apostolo Paolo alla Chiesa di Efeso - siano illuminati "gli occhi della vostra mente" (Ef 1,18).
Le orecchie di Gesù sono piccole, appiattite, quasi flosce, perché egli ascolta tutto con gli occhi; egli guarda e ascolta, guarda e ama, ascolta tutto dal di dentro... anche le nostre preghiere, le nostre invocazioni, vengono accolte dai suoi occhi i quali capiscono e conoscono assai più di quanto gli dice il suono della nostra voce.
La bocca, piccola e chiusa, invita al silenzio, ad ascoltare la voce dello Spirito, ed è nell'atteggiamento appena accennato di soffiare lo Spirito santo.
Lo sfondo d'oro che avvolge il volto indica l'immersione della persona nella luce divina e come conseguenza è il simbolo della luce divina che inonda di sé tutta la rappresentazione e deifica l'umanità stessa di Cristo.
Le striature giallo-oro sui capelli, il bianco della croce, con l'oro e l'aureola, mettono in evidenza l'atmosfera della luce divina e gloriosa che inquadra il volto di Gesù: nell'icona contempliamo il volto trasfigurato e trasfigurante del Risorto.
Il cerchio giallo-oro del nimbo è luminoso ma non abba­glia, non violenta lo sguardo, come fa Dio che si fa conoscere dall'uomo senza violentare.
Questi elementi del volto trovano unità nel TAU, che prende forma dalle arcate sopracciliari e dal naso; il TAU tiene lontana ogni punizione, diventa dono e soffio di vita: «II Signore chiamò l'uomo vestito di lino, che aveva al fianco la borsa da scriba, e gli disse: "Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tut­ti gli abomini che vi si compiono"» (Ez 9,3-4).
Perciò, proprio attraverso la croce che Gesù ha sul volto può essere impresso il TAU sul volto di ogni uomo che ha fame e sete di giustizia; ed egli verrà saziato e interamente realizzato.      

Contemplare, pregare l'icona : Uno sguardo che ascolta...  

 Prepariamoci alla meditazione fissando lo sguardo su Gesù.
«Dammi la prova che gli occhi della tua anima possano vedere e gli orecchi del tuo cuore possano intendere. Difatti possono vedere Dio solo quelli che hanno gli occhi dell'anima aperti» (Teofilo di Antiochia).
Facciamo con fede il segno della croce e invochiamo lo Spirito.  

Gli occhi del Signore «sono miriadi di volte più luminosi del sole; essi vedono tutte le azioni degli uomini e penetrano fin nei luoghi più segreti» (Sir 23,19). Così il Signore educò il suo popolo che vagava nella steppa e nel deserto, «lo custodì come pupilla del suo occhio» (Dt 32,10). Colmi di compassione e di amore essi sono ora rivolti a te come un giorno incrociaro­no gli occhi di un giovane israelita:  

«Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a Lui, gli domandò: "Maestro buono, che devo fare per avere la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buo­no, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre". Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho os­servate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù, fissatolo lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un te­soro in cielo; poi vieni e seguimi"» (Mc 10,17-21).  

Guardo a lungo Gesù. So che lo sguardo di Gesù è un elemen­to importante nei suoi incontri con le persone: è un mezzo straordinariamente efficace per provocare una risposta per­sonale nei suoi ascoltatori: Lc 18,35-43: il cieco di Gerico; Lc 22,61: lo sguardo verso Pietro dopo il rinnegamento; Gv 9,1-41: guarigione di un cieco nato. Visualizzo Gesù che posa lo sguardo traboccante d'amore sul giovane ricco. Lascio infine che gli occhi di Cristo s'incrocino con i miei e registro le risonanze che questo suscita dentro di me.  

Contemplo il suo volto maestoso e dolce nel contempo. Lascio che il suo sguardo penetri tutti gli strati del mio essere e sciolga ogni resistenza, difesa, pregiudizio, separazione, paura... Ripeto lentamente le parole del salmista: «I miei occhi si consumano nell'attesa di Dio» (SI 69,9). Gesù guarda con amore perché vuole trasformarti, difenderti dal male e farti uscire vittorioso da ogni prova. Ti accoglie, ti protegge, ti rassicura, ti guarda con occhi pie­ni di compassione e di comprensione. Gesù ti ascolta.  

Non stancarti di contemplare il suo sguardo: Egli è uno sguardo che ascolta. Non ha bisogno di sentire le tue parole, le tue grida o le tue domande. Gesù ti guarda e ti ama. Ti guarda partendo dal cuore. Legge dentro, sa di che cosa siamo fatti, siamo suoi, gli apparteniamo! E guardandoti ti da fiotti di vita nuova invitandoti, poi, a fare altrettanto con i fratelli.
Chiediti: quante volte questo sguardo è stato per me un monito a cambiare? A convertirmi, a lasciarmi trasformare questo cuore di pietra? So guardare il fratello con lo sguar­do di Cristo che «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» per noi? (1Cor 13,7).  

Lasciati penetrare dalla luce del suo sguardo. Ora anche i nostri occhi liberi da quanto li offuscava, si posano benevoli sui fratelli, così che nessuno - direbbe S. Francesco - «dopo aver visto i miei occhi, se ne torni via senza il mio perdono» (Fonti Francescane, 235).
Se poi ti lasci inondare dal suo amore, anche in te si accrescerà il desiderio della carità: «Amatevi come io vi ho amato» più che un comando è un'aspirazione profonda che ognuno di noi porta nel suo intimo; è il desiderio di poter vivere una vita decorosa, intima e benefica per tutta l'umanità perché quando uno ha provato l'esperienza d'essere amato, non può fare a meno di comunicarla.
Lo sguardo di Gesù lo insegna: è solo l'amore che ci muo­ve dal profondo ad essere migliori. Gesù non ascolta tanto parole, pensieri o promesse. Lui legge nel cuore. E' un Dio che tutto capisce e semplicemente ama.  

Contempla Gesù : il suo volto, il suo sguardo perché vuole tra­sformarti, farti diventare simile a lui. E' importante scoprire che siamo davvero chiamati a lasciarci trasformare dall'amore di Dio, anche e solo attraverso le piccole cose, gli incontri quotidiani, nonostante i nostri sbagli e le nostre debolezze umane. Solo così l'amore di Dio prende carne in te e diventa testimonianza.

Non distogliere gli occhi da questo santo volto. Egli ti chiama e sta a te dire di sì con coraggio e senza paura. Dobbiamo spesso ricordarci che chi segue Cristo segue un Dio morto in croce e risorto. Chi segue Cristo deve quindi abbracciare ogni giorno la croce per risorgere con lui... Unisciti, dopo questo lungo sguardo d'amore, al centurione e dì anche tu: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!». Ripeti a lungo questa professione di fede.

Ed ora ringrazia per il dono che hai ricevuto ed espandi al mondo intero una benedizione.