Piccolo Eremo delle Querce

Santi Modestino, Florentino e Flaviano

martiri locresi

 
La Chiesa di Locri-Gerace, il 14 del mese di febbraio, celebra la memoria dei Santi Modestino, vescovo, Fiorentino sacerdote e Flaviano diacono, primi martiri locresi (III secolo).

Di loro si sa ben poco. E quel che si conosce, trova non poche difficoltà ad essere documentato sufficientemente. Supplisce la tradizione circa il loro attaccamento alla fede ed il loro martirio.

La vita e il martirio di san Modestino sono narrati in un manoscritto duecentesco, conservato nell'Archivio Capitolare di Avellino, e ben compendiato dal Fiore e dal Martire come leggiamo ne I Vescovi di Gerace-Locri di Enzo D'Agostino (ed. Frama Sud Chiaravalle Centrale 1981, pp. 2-39).

Oriundo di Antiochia, Modestino sfuggì alla persecuzione di Diocleziano (284-305) per l'intervento di un angelo che, dopo averlo liberato dalla prigione, "(eum) deposuit in locum qui dicitur Lucridum, in quo multos infirmos orationibus suis salvavit".
"Ma Modestino - continua il D'Agostino - dovette fuggire anche dalla città calabra, e dopo inenarrabili peripezie passate insieme con i compagni Florentino e Flaviano, si rifugiò nei pressi di Avellino, dove concluse la sua vita intorno all'anno 295".

Nella città campana, il Santo è molto venerato: gli è stata dedicata una chiesa ed è il patrono del luogo.
Alcuni nostri storici, come il Fragomeni e l'Oppedisano, hanno incluso il nome di Modestino nell'elenco dei Vescovi locresi. A quel tempo, Gerace non aveva ancora la consistenza di un centro abitato, ne è, almeno al momento, documentabile l'esistenza, a Locri di una Sede vescovile, canonicamente organizzata.
Si può, perciò parlare di Modestino come di un Vescovo itinerante che, soggiornando a Locri (Lucridum), dopo aver lasciato Antiochia, ebbe il grande merito di aver salvato, con le sue preghiere, i corpi di molti infermi; ma, ancor di più, con la sua fede ed il suo esempio, di aver associato, al suo martirio, quello dei suoi due dissacepoli, Florentino e Flaviano, che lo avevano seguito fino ad Avellino, dove avevano offerto, in supremo olocausto, la propria vita a Cristo e alla causa del Vangelo, "usque ad effusionem sanguinis".
La Chiesa di Locri-Gerace ne fa debita memoria e, onorandoli, se li propone come modelli di vita.  

Dall'Annuario 1996 della Diocesi di Locri-Gerace
 
 
 
 
 
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