Piccolo Eremo delle Querce

La nostra terra e la gente

Due mari, lo Jonio e il Tirreno, cingono di nitido azzurro la nostra terra. Tra la chiarità del sole e il limpido rincorrersi di acque cangianti. Poi, a voltar lo sguardo, quasi immobile su te stesso, ti viene incontro la sua bellezza montana, fino alla Sila e all’Aspromonte, dall’altezza superba delle vette al declinare della loro austera imponenza.

Caulonia - panorama

A primo acchito ti sorprende però non la suggestione del particolare che cogli, ma l’affascinante contrasto di questi paesaggi che mutano di continuo, lasciandoti intendere che qui la bellezza non è inscrivibile in un luogo, ma nel tutto che contiene lo sguardo. Certo, non lo sguardo superficiale di chi è avvezzo a fissare gli occhi solo su cose case e palazzi che qui, nella nostra terra, come cicatrici, denunciano invece antiche ferite malcurate. Ma chi, pur tra le nostre cose e le nostre case spesso incompiute o solo accennate, sa cogliere i colori e i profumi dell’incanto che qui è di casa.

Contrada Crochi - Piccolo Eremo delle Querce


La nostra terra è la Calabria, che amiamo. E La sua gente è il nostro popolo con il quale “guardiamo all’inedito di Dio che traccia ancora, nonostante tutto, strade di speranza”.

NON CI FA PAURA la marginalità che c’insidia, anche se talvolta ci sentiamo come in esilio nella nostra terra «minacciata dall’isolamento e da modelli di vita che vengono dall’esterno... l’individualismo e l’edonismo, il materialismo pratico e una religiosità vaga e senza Dio» che rischiano di «espropriare il nostro popolo dei suoi valori umani e spirituali, sociali e collettivi». 

NOI CREDIAMO nella cultura della condivisione e nella capacità autopropulsiva della nostra gente che sta imparando a non aspettare più dall’alto la soluzione dei suoi atavici problemi.


Gente di Calabria


NON CI FA PAURA la rapacità mafiosa che insanguina e corrompe. Noi crediamo nel «buono» e nel «bello» del nostro popolo,  che in maggioranza è vittima della criminalità organizzata e non artefice, sebbene non manchino condizioni e retaggi antichi che «forniscono ancora un terreno dove la malavita si organizza più in fretta».    

«Finché saremo agnelli, vinceremo; e, anche se saremo circondati da lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché privi dell'aiuto del Pastore. Egli infatti non pasce lupi, ma agnelli» (san Giovanni Crisostomo).

NON CI FA PAURA IL DIVERSO che altrove invece è guardato con diffidenza. Noi crediamo nella vocazione della nostra terra, «che fu d’altri tempi, di essere terreno d’incontro di popoli, culture e religioni differenti». E siamo fieri della sua «ricchezza umana che accoglie il forestiero e lo considera come un passaggio di Dio».

Ecco perché VOGLIAMO E POSSIAMO «superare la nostra irrilevanza con l’audacia di chi possiede una visione più grande».