Piccolo Eremo delle Querce

I santi monaci italo-greci e i siti monastici della Locride

"Ammirai la severità della loro vita, la fermezza nel travaglio, fui stupito della loro applicazione alla preghiera, del modo in cui dominavano il sonno e si piegavano di fronte a nessuna necessità della natura. Essi serbavano sempre elevati e liberi i sentimenti dell'anima. Mostravano con gli atti cosa significhi vivere quaggiù pellegrini ed avere cittadinanza del cielo. Tutto ciò attirò la mia ammirazione e stimai beata la vita di questi uomini".
san Basilio il Grande

 
In Calabria furono presenti tutt'e tre le forme di vita monastica praticate in Oriente: la vita eremitica, lauritica e cenobitica. «Alcuni conducono vita ssolutamente eremitica e passano tutta la loro vita senza altro interlocutore che Dio, altri abitano in una quantità di laure, dove praticano l'esichìa, altri infine accettano una regola di comunità e lottano per l'obbedienza» (Guillou).

Santuario-Eremo Montestella
Eremo-Santuario di Montestella

Tuttavia i monaci calabrogreci tendevano maggiormente alla vita eremitica, almeno fino all'avvento dei Normanni, durante il quale «la vita in comune finì col prevalere anche nella nostra regione, e le grotte e i ripari di fortuna lasciarono a poco a poco il posto al cenobio (monastero), che, piccolo e malsicuro nella sua forma iniziale, incominciò poi ad essere costruito in muratura robusta, con le celle, locali vari di servizio, la chiesa (katholikòn), forse una torre, una biblioteca. Irrobustendo il cenobio ed occupando in maniera più stabile il territorio, i monaci italogreci - osserva il Pontieri - resero alla regione un servizio di inestimabile valore: "Gli stessi monasteri, con la laboriosità e la sobrietà, erano in grado di offrire a centinaia di persone un pane; numerose altre persone uscivano dall'incertezza associandosi ai cenobi, sia come monaci, sia come beneficati.

Monastero di San Giovanni Therestis - Bivongi
 
L'ospitalità dei cenobi, infatti, era ampia ed obbligatoria, solo che, se prolungata, esigeva dal beneficato una partecipazione ai lavori della comunità, perché la carità non fosse causa di ozio. Così in molti luoghi, attorno ai monasteri, si formano paesi, villaggi, motte, casali, che rapidamente si popolano di contadini"»

(E. D'AGOSTINO, Da Locri a Gerace. Storia di una diocesi della Calabria bizantina dalle originii al 1480, Rubbettino 2004, pp.142-143).