Piccolo Eremo delle Querce

La Diocesi di Locri-Gerace

cenni storici

 
La Diocesi di Locri-Gerace è tra le più antiche della Calabria, anzi la tradizione considera la sua cattedra di istituzione apostolica, paolina e le assegna un vescovo, Sueras (o Socras), nel I secolo.

Sueras, discepolo di Stefano di Nicea (anch'egli, per la tradizione vescovo, il primo di Reggio Calabria), per avervi predicato il cristianesimo, avrebbe subito il martirio a Locri il 7 luglio dell'anno 74. Intorno a quegli anni, altri locresi avrebbero patito il martirio: il calendario liturgico diocesano, sotto la data del 14 febbraio conserva da tempi remoti la memoria di Flaviano e Fiorentino.

Dopo Sueras, nella serie tradizionale dei vescovi locresi, si leggono i nomi di Modestino (fine III secolo; poi vescovo di Avellino), Basilio I (450-451), Pietro (487), Basilio II (502-504), tutti molto improbabili, anzi, e senza scrupoli ed incertezze, da escludere completamente dall'elenco dei vescovi locresi.

La storia segnala un nome certo (attraverso le Lettere di papa Gregorio Magno) soltanto verso la fine del VI secolo, Dulcino, del quale si suppone che fosse di origine siciliana e si conosce con buona approssimazione l'anno della morte, il 591.

Suo successore - però non prima dell'anno 597 o 598 - fu Marciano, anch'esso documentato dalle Lettere di Gregorio Magno.

Tracce di cristianesimo sono comunque presenti almeno dalla fine del IV secolo, precisamente dall'anno 391, data che si evince da una delle rare epigrafi cristiane calabresi databili, ritrovata a Locri forse nel 1825: si tratta dell'iscrizione tombale di Leporio, che, all'età di 46 anni, "recessit in pace D(ei) n(ostri) I(esus) Kalendas Augustas, Flavio Tatiano et Aurelio Summacho viris clarissimis consulibus". È molto probabile, dunque, che anche questa, come altre diocesi calabresi, sia stata istituita non prima del IV, forse nel V secolo.

Dopo Dulcino, e fino all'attuale pastore, Mons. Francesco Oliva, si conoscono i nomi di circa 100 tra vescovi, commendatari, amministratori e vicari capitolari, ma nella serie ci sono vaste lacune per il primo millennio e per i primi due secoli del secondo.

I vescovi ebbero la prima sede a Locri Epizefiri, una delle più fiorenti colonie della Magna Grecia, città fondata nel sec. VII a.C. Nel VI-­VII secolo dell'Era cristiana, per cause ambientali, il litorale Ionico divenne insicuro ed inabitabile, Locri decadde ed i suoi abitanti cercarono rifugio sulla non lontana e ben visibile amba geracese, già abitata in tempi antichissimi (neolitico) come dimostrano le vaste necropoli protostoriche dì contrada Stefanelli (là dove sorge la chiesa di Santa Maria di Monserrato, o Carmine vecchio) e vari reperti archeologici (oggetti in bronzo e ceramica a vernice nera) venuti alla luce in questi ultimi anni. Insieme con gli abitanti, anche i vescovi trasferirono la residenza a Gerace, detta Santa Ciriaca nei documenti greci, comunemente intesa città santa, e per la concentrazione di una quantità incredibile di luoghi di culto cristiano (decine di chiese e numerosi monasteri basiliani, tra i quali, famosi, quelli di San Filippo di Argirò e di Santa Veneranda), e per la residenza di santi asceti (San Ieiunio, Sant'Antonio del Castello), e per la presenza della cattedra vescovile. Contemporaneamente, Gerace incominciò ad ospitare anche i gangli del potere civile, e ciò la fece assurgere a tali vette di prestigio da meritarsi gli entusiasmi di poeti e viaggiatori, che la definirono "opulenta" (Guglielmo di Puglia, XI secolo) "bella, grande ed illustre" (Edrisi, XII secolo).

Risalgono a quei tempi alcuni monumenti che ancora oggi documentano splendore e fervore di vita: San Giovannello e la Nunziatella (X secolo), San Simeone (XI secolo), Santa Maria del Mastro (XI secolo), la Cattedrale (XI secolo; "il più sontuoso monumento della regione"); e poi il castello; e più tardi San Francesco (XIII secolo). Dal 22 febbraio 1954 (bolla Urgente Christi voce) la cattedra è nuovamente sul litorale, nella moderna Locri.

Nel territorio diocesano sorgono frequentatissimi santuari, tra i quali sono principalmente da ricordare Santa Maria di Polsi (o Madonna della Montagna, nel cuore dell'Aspramente) e SS. Cosma e Damiano, a Riace.

I vescovi e la diocesi si sono denominati nei tempi, di Locri, di Santa Ciriaca, di Gerace, di Gerace-Locri (dal 22.2.1954), di Locri-Gerace (dal 30.9.1986). Durante la dominazione bizantina, nell'VIII secolo, la diocesi, come le altre della Calabria, fu separata amministrativamente da Roma ed associata al patriarcato di Costantinopoli. Creata (nello stesso secolo, o nei primi anni del successivo) la metropolia di Reggio, fu ad essa assegnata come suffraganea, e da allora ha mantenuto tale condizione, anche dopo il ritorno - con l'avvento dei Normanni - all'ubbidienza romana. Per lunghi periodi, però, ottennero l'esenzione ad personam i grandi vescovi Barlaam (1342-1348), Simone Atumano (1348-1366), Atanasio Chalkéopulos (1461-1497), Bandinello Sauli (1509-1517).

Durante il vescovado del Chalkéopulos, il 29 marzo 1480, fu abolito il rito greco, che era stato adottato nel VII-VIII secolo, nel passaggio alla dipendenza civile ed ecclesiastica da Costantinopoli. Durante il medesimo episcopato, nel 1472, la diocesi fu unita invicem con la diocesi di Oppido. Tale unione fu sciolta nel 1536. Il seminario è stato istituito nel 1565, uno tra i primi della Calabria post-tridentina, ma incominciò a funzionare continuativamente soltanto a partire dal 1593.

La diocesi si specchia nel Mare Jonio ed ha alle sue spalle il crinale calabro dell'Appennino. Nell'antichità, il territorio diocesano si estendeva verosimilmente dalla fiumara Allaro alla fiumara Tuccio-Melito e confinava con le diocesi di Squillace e di Reggio. Istituita la diocesi di Bova (seconda metà del X secolo), incuneata tra Reggio e Gerace, il territorio di questa fu pressoché interamente sottratto a Gerace, il cui confine meridionale, dopo vicende ancora poco chiare, fu infine arretrato alla fiumara Aposcipo-Bruzzano. Nel XIX secolo, per qualche decennio, la diocesi ebbe uniti in parte i tenitori dell'antica Certosa di Serra San Bruno (Serra San Bruno, appunto, Bivongi e Spadola), sop­pressa (legge 13.2.1807) all'indomani del terribile terremoto del 1783, ma li perse nel 1856 a conclusione di una lunga vertenza con la confinante diocesi di Squillace. Con bolla pontificia Urgente Christi voce, del 22 febbraio 1954, la Sede vescovile fu trasferita sul litorale, a Locri, e la diocesi prese la denominazione di Diocesi di Gerace- Locri, con sede in Locri.

Dal primo gennaio 1990, in conseguenza della generale ristrutturazione delle diocesi italiane, anche Locri-Gerace ha visto mutare le proprie dimensioni, essendole stato assegnato tutto il territorio compreso tra la fiumara Allaro ed il limite settentrionale della provincia civile di Reggio Calabria, ben 8 comuni (Bivongi, Camini, Monasterace, Pazzano, Placanica, Riace, Stignano, Stilo) con complessive 15 parrocchie. Con lo stesso provvedimento (Congregatio pro Episcopis, Decretum 18.11.1989, prot. 147/82), ha dovuto cedere alla diocesi di Catanzaro -Squillace le due parrocchie di Fabrizia (che ora è in provincia di Vibo Valentia). Oggi, pertanto, la diocesi occupa tutto il versante jonico della provincia di Reggio Calabria (39 comuni) e si estende su una superficie di 1247,78 Kmq., con una popolazione di circa 142.000 abitanti. Le parrocchie sono 73, organizzate in 5 vicarie foranee; ecclesiasticamente, essa confina con le diocesi di Catanzaro-Squillace (nord), Oppido-Palmi (ovest), Reggio Calabria-Bova (sud).
 
 
 
 
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