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"Lo Spirito del Signore è su di me" (Is 61,1-6)

PREMESSA

Me ne stavo in un angolo del cortile di un centro di recupero per giovani poliomielitici. Una scena mi lasciò quasi senza fiato. Un ragazzo era appena caduto per terra e, a causa dei suoi muscoli atrofizzati, non riusciva ad alzarsi. Feci subito per avvicinarmi, ma l’educatore mi fece cenno di fermarmi. E si accostò al ragazzo che intanto gli tendeva la mano gridandogli: “Rialzami!”. Ma l’educatore, sorridendo, gli rispose: “No, alzati da solo. Puoi farcela!”. Il ragazzo batté i pugni con collera, poi tirò un lungo sospiro e, cercando di trovare una forma d’equilibrio, molto lentamente, riuscì a sollevarsi. Sul viso gli apparve il sorriso di una gioia mai provata. Poi si avvicinò all’educatore gridando: “Tu non mi hai aiutato, sono riuscito da solo”. Ma dopo alcuni minuti tornò da lui trascinando la sua carrozzella e proruppe in una strana espressione: “Ma sì, nonostante tutto, mi hai aiutato!”. E l’educatore a lui: ”Ti aiuterò sempre così!”. Oggi quel ragazzo conduce un’esistenza attivissima. Si è laureato in ingegneria e costruisce grattacieli a tavolino.

Ecco, questo è il senso delle promesse di Dio: “Ti ho dato il mio Spirito. Alzati, a testa alta. Ora puoi farcela!”.

Questa è la chiave di lettura del brano di Isaia: Dio promette la liberazione dalla schiavitù, dà un nome nuovo al suo popolo, prospetta un futuro di speranza, ma non si dà a noi nello stile dell’assistenzialismo. Ci chiede un impegno virile che sappia far emergere ogni giorno energie nuove a servizio della vita e del Regno.

1. LEGGIAMO

Il testo che leggiamo è un breve passo autobiografico in cui l’autore sacro, investito dallo Spirito del Signore, si fa messaggero di lieti annunzi per il suo popolo:

 

[1] Lo spirito del Signore Dio è su di me

perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;

mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,

a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libertà degli schiavi,

la scarcerazione dei prigionieri,

[2]a promulgare l’anno di misericordia del Signore,

un giorno di vendetta per il nostro Dio,

per consolare tutti gli afflitti,

[3] per allietare gli afflitti di Sion,

per dare loro una corona invece della cenere,

olio di letizia invece dell’abito da lutto,

canto di lode invece di un cuore mesto.

Essi si chiameranno querce di giustizia,

piantagione del Signore

per manifestare la sua gloria.

[4] Ricostruiranno le vecchie rovine,

rialzeranno gli antichi ruderi,

restaureranno le città desolate,

devastate da più generazioni.

[5] Ci saranno stranieri a pascere i vostri greggi

e figli di stranieri

saranno vostri contadini e vignaioli.

[6] Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore,

ministri del nostro Dio sarete detti.

Vi godrete i beni delle nazioni,

trarrete vanto dalle loro ricchezze.

 

2. RIFLETTIAMO INSIEME (lectio e meditatio)

In questo oracolo del profeta distinguiamo tre nuclei, che scandiscono le promesse di Dio. Da essi appare chiaro che se dinanzi al peccato dell’uomo le viscere divine “fremono come una cetra” (Is 16, 11), Egli, che è Dio e non uomo (cfr. Os 11,9), rimane fedele alla sua alleanza, e al suo popolo grida: “Non temere, io vengo in tuo aiuto – oracolo del Signore – tuo redentore è il Santo d’Israele” (Is 41,14).

Ecco i tre nuclei:

- Dio libera da ogni forma di schiavitù (vv. 1-3a)

- Dio dà un nome nuovo (vv. 3b)

- Dio prospetta un futuro di speranza (vv. 4-6)

 

“Colui che è sopra di me” – dice il profeta - mi ha scelto.

All’origine di ogni esperienza di Dio-salvatore c’è una vocazione, che interpella l’uomo nella sua individualità e nella sua coscienza, e lo chiama ad uscire da se stesso per farsi tutto a tutti, uomo per gli altri, al servizio dell’amore e della giustizia, con una predilezione per i poveri, i deboli, i peccatori.

Egli è inviato:

- per evangelizzare gli umili e curare chi ha il cuore spezzato;

- per proclamare la libertà ai deportati e la scarcerazione ai prigionieri;

- per annunziare il tempo nel quale il Signore sarà favorevole al suo popolo e si vendicherà dei suoi nemici;

- per confortare quelli che soffrono e dare loro un diadema invece di cenere, olio profumato e non abiti da lutto, un canto di lode al posto di un lamento.

Ed oggi sei tu quel profeta! …poiché col battesimo sei stato consacrato con un segno indelebile che ti fa partecipe della missione profetica, regale e sacerdotale della Chiesa, e con la cresima sei stato unto con il crisma che conferma la tua alleanza con Dio e la consacrazione per la missione.

 

L’uomo della Locride, povero o “potente” che sia (che, se lo è, - credi – è il più misero tra i poveri!), ti chiede il pane della Parola. Tu, spezzalo!

Chi ha il cuore spezzato dal male e dalla violenza, chi soffre la solitudine amara nella cella di un carcere, chi non riesce a tirarsi fuori dal vicolo cieco del proprio peccato, ha bisogno di credere che il “deserto fiorirà”. E solo tu puoi essere quell’oasi di amore solidale! Tu, profeta nelle nostre contrade, col vicinato, in parrocchia, pronto a scuotere la cenere che cosparge il capo della nostra gente per far spazio al diadema regale che Dio ha preparato per il suo popolo.

 

“Ricostruiranno le vecchie rovine”.

Ecco lo stile di Dio: le sue prospettive di rinascita si spingono in avanti con tenace caparbietà, perché alla salvezza dell’uomo si accompagnino progetti di promozione totale del cosmo e della storia.

E Gerace, città d’arte che ha consegnato alla storia espressioni di alta levatura artistica e culturale, può esultare di gioia. Come dire: Dio stesso vuol custodire e promuovere il suo passato glorioso, di cui son rimasti nel tempo, almeno in parte, solo antichi ruderi. “Rovine” che oggi attendono da ciascuno cura e vigilanza, recupero e valorizzazione; riscoperta soprattutto di quella “Storia gloriosa” che deve essere conosciuta dai giovani, apprezzata, elevata a modello di operosa dinamicità.

Una Locride che vuol cambiare non può rinnegare questi ‘antichi ruderi’ fuggendo al Nord o coltivando un senso d’inferiorità ad oltranza, ma, a fronte alta, con la fierezza di una storia millenaria all’occhiello, può e deve rimboccarsi le maniche, poiché nel suo cuore è stata seminata una speranza che non delude: “Non temere, io vengo in tuo aiuto – dice il Signore”.

 

3. APPROFONDIAMO INSIEME LA PAROLA ASCOLTATA (collatio)

-  Ho ben chiara la mia identità di “Unto del Signore”? Come la vivo?

-  Mi lascio guidare, di fatto, dallo Spirito santo, oppure sono sospinto da calcoli, mode, emozioni, difesa dell’immagine?

- Sono consapevole di essere parte di un popolo che ha scritto una storia feconda, e depositario di una spiritualità impregnata di fede robusta, di speranza operosa, di carità solidale, nel respiro della preghiera del cuore?

 

4. I NOSTRI IMPEGNI (actuatio)

Siamo “arricchiti di una forza speciale dello Spirito Santo, e obbligati più strettamente e diffondere e difendere la fede con la parola e con l’azione, come veri testimoni di Cristo” (Lumen Gentium 11).

 

L’ideale vocazionale si coltiva attraverso un concreto progetto di formazione individuale e comunitario. Fissiamo nel nostro quotidiano, con concretezza, alcuni obiettivi formativi che diventino per ciascuno provocazione salutare alla volontà, all’intelligenza e al cuore.

 

Con fattiva sensibilità agiamo da cittadini solidali, favorendo iniziative di comunione e di sviluppo, attenti al bene comune e alla riscoperta dei valori della nostra storia. Ognuno, nel proprio piccolo (famiglia, quartiere, parrocchia, confraternita…), può rialzare “gli antichi ruderi”!

 

5. PREGHIAMO INSIEME (oratio)

O Maria, immagine e principio della Chiesa:

noi affidiamo al tuo cuore

povero, silenzioso, disponibile

questa Chiesa pellegrina.

Una Chiesa essenzialmente missionaria,

fermento e anima del mondo in cui viviamo,

una Chiesa profetica che si fa annunzio

del Regno che è già in mezzo a noi.

Una Chiesa di testimoni autentici,

immersa nella storia degli uomini,

presenza salvifica del Signore,

rifugio di pace, di libertà e di speranza.

 

Card. E. Pironio