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Camminare a testa alta, liberi dal male (Lc 13,10-17)

Contributo della Comunità al sussidio per l’evangelizzazione dei giovani lavoratori Le mani del giovane e il cuore del Cristo, pubblicato dall’Ufficio Nazionale CEI e dall’Ufficio Regionale della Calabria per i Problemi Sociali e il Lavoro, Maggio 2000.

1. Il fatto                                      

Sentite questa simpatica storiella.

Un cavallo selvaggio incontrò un cavallo domestico e cominciò a rimproverarlo per la sua condizione di schiavitù. La bestia domata replicò sostenendo di essere libera come il vento. «E allora», disse l’altro, «spiegami un po’ a cosa serve quell’arnese che hai in bocca». « È ferro», fu la risposta, «uno dei tonificanti più efficaci». «Sì, ma cosa vogliono dire quelle redini che ci sono attaccate?». «Servono a impedire che mi caschi dalla bocca quando sono troppo pigro per tenerlo stretto». «E che mi dici della sella?». «Mi risparmia molta fatica: quando sono stanco ci monto sopra e vado a cavallo».

Chi la racconta così commenta:

Non  c‘è nessuno peggiore dello schiavo che bacia le proprie catene e dell’uomo che scusa le cattive abitudini che lo tengono prigioniero. Nessuno è libero se non è padrone di se stesso.  

Essere padroni di se stessi significa potersi muovere in libertà, camminare a testa alta e guardare l’altro negli occhi senza dover arrossire o sentirsi in qualche modo inferiori o in colpa per non essere “all’altezza della situazione”. Ma non sempre abbiamo questa padronanza di noi stessi. Perché camminiamo curvi, a testa bassa? Cosa ci manca? Cosa non abbiamo ancora sperimentato? Nel vangelo c’è un brano stupendo che sembra una sequenza fotografica di certi momenti (quando non sono periodi, anni…) della nostra vita, in cui siamo come quel cavallo domestico, schiavi di mille situazioni, stati d’animo, paure… Ebbene, su tutto questo Gesù stende la mano e salva. Rialza e libera.  

2. Il testo  

Leggiamo il brano, provando ad immaginare la scena. Mettiamoci innanzi tutto nei panni di questa donna, curva da 18 anni. Cerchiamo di ascoltare la voce di Gesù che la chiama, di lasciarci coinvolgere da quel gesto stupendo: “le impose le mani” …e con stupore guardiamo a questa donna che subito si raddrizza, libera dalla sua infermità. E poi le critiche, le reazioni degli avversari e della folla…un calderone di vita. E dentro ci siamo anche noi. Cerchiamo di ritrovarci. Sì, ma con quale atteggiamento?  

10 Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. 11 C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. 12 Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», 13 e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. 14 Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». 15 Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? 16 E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?». 17 Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.      

3. La spiegazione                                  

QUALE PESO TI TIENE CURVO? Ecco alcune note per comprendere il brano:  

“...il giorno di sabato” Il settimo giorno, quello in cui il Signore Dio “cessò da ogni suo lavoro” (Gen 2,2), a poco a poco nella tradizione ebraica era stato appesantito da numerose regole. Gesù ci rivela che Dio “lavora sempre” (Gv 5,17) per la salvezza dell’uomo ed egli pure, come suo Figlio, ‘lavora’, specialmente nel ‘giorno del Signore’, per dare “la vita in abbondanza” (cfr. Gv 10,10).  

“... uno spirito che la teneva inferma. ... Satana ha tenuto legata...” Con queste espressioni il Signore non vuole insegnare che le malattie fisiche provengono da Satana o che sono direttamente conseguenza di un peccato (cfr. Gv 9, 1-3), ma che ogni malattia, e quindi anche questa, è segno e simbolo della schiavitù con cui il diavolo tenta di legare l’umanità.  

“... e non poteva drizzarsi in nessun modo.” L’uomo, fatto ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26-27), è creato ritto, capace di levare lo sguardo al cielo e di rendere gloria a Dio. Questa donna rappresenta il popolo di Israele incapace di alzare lo sguardo, perché legato da una ‘legge’ che lo tiene curvo, con gli occhi rivolti a terra. Gesù libera Israele e l’umanità da questa condizione disonorevole, ridando la capacità di camminare a testa alta, da figli di Dio.  

“Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse...” È lui, mosso a compassione, che prende l’iniziativa; non è stata la donna a chiedere. Chi è schiavo da tanto tempo, spesso, o perde la coscienza della propria schiavitù, e la sua condizione gli sembra ormai normale, o non riesce nemmeno più a pensare che la sua liberazione sia possibile.  

“Donna, sei libera dalla tua infermità” e le impose le mani. Il testo greco dice: ‘sei stata liberata’. La liberazione dunque è già stata attuata. Gesù ce la rivela attraverso l’imposizione delle mani.

“Subito quella sì raddrizzò e glorificava Dio.” La donna liberata riacquista subito la sua dignità di figlia di Dio. Ora può rendergli gloria, riconoscere la grandezza del suo amore e lodarlo.

“... rivolgendosi alla folla” Il capo della sinagoga non rimprovera direttamente Gesù, ma la folla, considerando la guarigione  un lavoro servile e quindi proibito in giorno di sabato. Nell’opera di Gesù vede una minaccia alla tradizione religiosa, e nell’entusiasmo della folla il rischio di disordini futuri.  

“Ipocriti...” Gesù risponde all’accusa indirettamente indirizzata a lui. E lo fa in modo forte, come per dire: voi trattate gli uomini peggio delle bestie! Il Figlio di Dio è venuto proprio per rivelare l’amore misericordioso di Dio e la grandezza dell’uomo, e per ridargli quella dignità perduta con il peccato.                                 

Attualizziamo il brano, a partire da una domanda di fondo: cos’è che oggi ci fa camminare curvi? Le cause sono tante perché purtroppo sono molti i modi attraverso cui il male lega gli uomini e li tiene schiavi.            

Menzogne, falsità, ipocrisie, paure, illusioni entrano nella nostra vita attraverso tanti canali: i mass-media, l’esempio degli altri, l’educazione non corretta, le istituzioni che non funzionano, il contatto diretto con il male e, non ultima, la spinta verso il male che ciascuno si porta dentro.

Nessun luogo della nostra vita quotidiana può ritenersi immune: la famiglia, il lavoro, la scuola, la piazza, la politica, la parrocchia, i rapporti personali...

Gli idoli tendono a dominarci, ci inducono a piegare la schiena: dio-denaro, dio-successo, dio-piacere, dio-potere... Sono sempre gli stessi, cambiano solo nome, aspetto, vestiti e modo di presentarsi.        

Ma, ecco, la bella notizia: Gesù però ci ha già liberati da tutte queste schiavitù. Come alla donna curva oggi dice a ciascuno di noi: “Uomo, sei stato liberato dalla tua infermità”.

Gesù

- rivelando l’amore del Padre, ha smascherato gli idoli e li ha spogliati del loro finto splendore;

- dando la vita per noi sulla croce, ha denunciato la menzogna di Satana che ci fa credere di poter essere felici, vivendo per noi stessi;

 - chiamando gli Apostoli a diffondere la verità del Vangelo, ci ha affidato la missione di essere testimoni della Verità che rinnova il mondo;

- fondando la Chiesa, comunità di fratelli che si amano in lui, ci ha liberati dall’isolamento e dalla chiusura dentro noi stessi.        

Per Gesù, al centro c’è l’uomo. Tra la donna inferma e i precetti della Legge, Lui ha scelto di salvare la donna. Le persone non possono essere pesate sulla stessa bilancia delle cose o delle leggi!

Al tempo stesso, è chiaro anche questo messaggio: il lavoro non deve essere una schiavitù ma un’opportunità per essere liberi.             Nell’insegnamento biblico il lavoro, come abbiamo già visto, è un modo per custodire, curare e sviluppare la creazione. Attraverso di esso l’uomo e la donna realizzano una loro vocazione fondamentale. Per sua natura, quindi, dovrebbe essere uno ‘spazio di libertà’, sebbene a causa del peccato sia anche diventato una realtà dura, faticosa, a volte fonte di sofferenza e fallimento.            

Un messaggio chiaro e forte, anche per il nostro mondo occidentale, per il quale il lavoro si presenta ancora, in alcuni casi, come sinonimo di oppressione e discriminazione: per chi, ad esempio, non riesce a trovarlo, per chi è costretto a farlo in modo illegale, per chi viene sfruttato e sottopagato, per chi subisce le ingiustizie e le angherie dei superiori, per chi viene truffato dai dipendenti, per chi ne fa un luogo di corsa al guadagno fine a se stesso, per chi lo tollera come un dovere di cui farebbe volentieri a meno, per chi lo esercita come strumento di superiorità sugli altri...

Ecco perché è importante recuperare il senso stesso del lavoro come:

- collaborazione all’opera creatrice di Dio;

- sviluppo delle capacità di ogni uomo;

- sostentamento di se stessi e dei propri famigliari;

- aiuto gratuito ai poveri e ai bisognosi;

- collaborazione tra gli uomini che mettono insieme le loro doti per migliorare la vita e il mondo;

- servizio ai fratelli;

- testimonianza della propria fede in Dio e nell’uomo;

- elevazione personale e collettiva.      

4. È vero che…  

Ti senti in qualche modo anche tu un po’ curvo? Perché? Cos’è che ti tiene in questa posizione? La pesantezza dei beni materiali, dei compromessi con il falso e l’impuro, la tua fede slegata dalla vita…o altro?  

Per te che cosa significa essere liberato da Cristo e camminare da uomo libero, a testa alta? Quali sono le esigenze di questa ‘vita guarita’?  

Ti capita a volte di servirti della Legge con ipocrisia, osservandola solo quando e come ti conviene? Nel lavoro cosa deve essere al centro: il tuo benessere, oppure il tuo e quello degli altri in egual misura? La tua realizzazione, oppure la tua e quella degli altri, senza scavalcare né ostacolare?    

5. Impegni da prendere  

Prova ad aprire il cuore a Cristo che t’impone le mani e ti guarisce dalle tue infermità. Chiedi a Lui il dono della dignità venduta, perduta o semplicemente sciupata…lasciati cambiare!  

Verifica con costanza il tuo rapporto con la legge divina (il Vangelo, i  comandamenti), con la legge naturale (ciò che la tua coscienza ti dice di fare) e con le leggi dello Stato. Che sia una vera e propria revisione di atteggiamenti, mentalità…  

Nel Catechismo degli Adulti si dice una cosa importantissima a proposito della coscienza: “Siamo responsabili davanti alla nostra coscienza, perché è il portavoce di Dio, ma siamo anche responsabili della nostra coscienza, perché deve essere educata” (n. 917). Cioè: è vero che bisogna ascoltare la coscienza perché Dio ci parla attraverso di essa, ma è anche vero che bisogna educare la nostra coscienza a conoscere ciò che fa piacere a Dio. Educa la tua coscienza confrontandoti ogni giorno con la Parola di Dio. Bastano pochi minuti, vissuti intensamente,…e Lui farà il resto!    

6. Preghiamo insieme  

Salmo 32 (31)  

Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa,

e perdonato il peccato.

Beato l'uomo a cui Dio non imputa alcun male

e nel cui spirito non è inganno.  

 

Tacevo e si logoravano le mie ossa,

mentre gemevo tutto il giorno.

Giorno e notte pesava su di me la tua mano,

come per arsura d'estate inaridiva il mio vigore.  

 

Ti ho manifestato il mio peccato,

non ho tenuto nascosto il mio errore.

Ho detto: «Confesserò al Signore le mie colpe»

e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.  

 

Per questo ti prega ogni fedele

nel tempo dell'angoscia.

Quando irromperanno grandi acque

non lo potranno raggiungere.

Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo,

mi circondi di esultanza per la salvezza.  

 

Ti farò saggio, t'indicherò la via da seguire;

con gli occhi su di te, ti darò consiglio.

Non siate come il cavallo e come il mulo

privi d'intelligenza;

si piega la loro fierezza con morso e briglie,

se no, a te non si avvicinano.  

 

Molti saranno i dolori dell'empio,

ma la grazia circonda chi confida nel Signore.

Gioite nel Signore ed esultate, giusti,

giubilate, voi tutti, retti di cuore.