PAGINE BIBLICHE 'ruminate'  in.Comunità

"E lo depose in una mangiatoia (Lc 2)

1. Lectio   

Il cap. 2 del Vangelo di Luca si apre con un orizzonte molto vasto, segnato da un atto di potere destinato ad opprimere i poveri: «Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra» (v.1). Con il censimento, infatti, il potere politico contava i sudditi per riscuoterne le tasse e averli disponibili alla guerra. Il Messia, Signore del cielo e della terra e Principe di pace, entra e nasce in questa storia di male e di oppressione come povero che «non ha dove posare il capo» (9,58).  

1.1. «Maria diede alla luce il suo figlio»

Maria e Giuseppe sfilano tra i sudditi e si recano a Betlemme, città di Davide, "Casa del pane", per farsi registrare. E mentre obbediscono ad una legge umana, si compiono i giorni della grande promessa di Dio: «Maria partorì il Figlio suo primogenito» in uno 'sgabuzzino' o in una grotta perché «non c'era posto per loro (v.7).  Il Figlio dell'Altissimo viene deposto in una mangiatoia per animali, forse una gerla, abitualmente utilizzata per conservarci i viveri, e giace in un angolo anonimo della "Città del pane" come pane pronto per essere spezzato, Lui, il pane degli angeli, il cibo vero disceso dal cielo. Avvolto in fasce, come finirà avvolto in un lenzuolo e deposto in una tomba datagli in prestito, si affida, fragile e indifeso, alle cure di una donna, che tace dinanzi alla Parola Eterna di Dio e «serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (v.19).  

1.2.  «I pastori vegliano facendo la guardia al loro gregge»

I riflettori si spostano ora su uno scenario diverso: la valle dove un tempo il giovane Davide aveva pascolato il suo gregge ed era stato scelto per essere consacrato re su Israele. Dopo mille anni, nell'oscurità solitaria della notte ci sono ancora i pastori che si radunano e, a turno, vegliano il gregge: uomini umili, appartenenti ad un'infima categoria sociale, disprezzati ed emarginati dai santoni d'Israele perché, a causa del loro mestiere, non avevano la possibilità di vivere nei dettagli le prescrizioni della Legge. Eppure Dio, come un tempo aveva scelto il pastore Davide, ultimo di tutti i suoi fratelli, adesso sceglie proprio loro come primi destinatari del lieto annuncio, poiché Egli «ama parlare ai semplici» (Pr 3,23) ed «ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono» (1Cor 1,28).    

1.3. «Un angelo del Signore... disse loro: "Ecco vi annunzio una grande gioia"»

Un Angelo, «Colui che è inviato», annuncia a questi umili protagonisti della storia, l'oggi della salvezza: «Oggi vi è nato un Salvatore nella città di Davide» (v.11). E i pastori «senz'indugio» (v.16), obbedienti nella fede, si mettono in cammino, portando nel cuore l'eco della Liturgia celeste che aveva proclamato: «Gloria a Dio...e pace agli uomini» (v.14). A loro è dato di cercare e trovare l'umile segno di una mangiatoia dove giace, nell'impotenza e nella povertà, un Dio piccolo e tremante che confonde le logiche dei potenti e scuote ogni presunzione umana. A loro è dato di riferire, per primi, l'irrompere della salvezza nella storia e di tornare «glorificando Dio» (v.20). Un tornare, parola tipica di Luca (usata 22 volte nel Vangelo, 11 negli Atti degli Apostoli, contro le sole 5 volte in tutto il Nuovo Testamento), che evoca il ritorno dell'uomo a se stesso e alla propria 'immagine' attraverso la ricerca del volto del Signore e l'obbedienza alla sua Parola.  

1.4.  «Simeone lo prese tra le braccia»

Otto giorni dopo la sua nascita, come ogni fanciullo ebreo, anche il figlio di Maria, secondo la Legge del Signore, viene circonciso e, come ogni primogenito, consacrato al Signore. Egli riceve il nome con cui «era stato chiamato dall'angelo» (v.21): Gesù, che significa «Dio salva». È Lui il vero Israele, il Fedele all'alleanza, l'Obbediente alla Parola, il Compimento della legge. In lui, finalmente, il Dio che nessuno ha visto e che nessuno è in grado di nominare (cfr. Gn 32,30) si è fatto visibile: Dio-con-noi (cfr. Is 7,14). L'attesa dei poveri d'Israele è stata colmata dal "Consolatore".  E il vecchio Simeone ne è l'immagine: «uomo giusto e timorato di Dio» (v.25), in sintonia con lo Spirito che «era sopra di lui» (v.26), prende tra le sue braccia avvizzite il fiore della vita ed esplode di gioia incontenibile, come rinnovato da una giovinezza perenne, esclamando: «i miei occhi hanno visto la tua salvezza» (v.30).    

La cornice della natività sembra chiudersi palesando il drammatico epilogo dell'Uomo-Gesù, già anticipato nel presepio. Infatti, mentre le fasce che l'avvolgevano e la grotta in cui era stato deposto lasciavano solo intravedere il lenzuolo della morte e il sepolcro del Crocifisso, ora le parole profetiche di Simeone delineano a tinte forti il suo destino e, con il suo, anche quello di tutta l'umanità: egli sarà «pietra d'inciampo» (Is 8,14) per coloro che lo rifiuteranno e che renderanno «vano per loro il disegno di Dio» (7,30); invece, per coloro che ascolteranno la parola di Dio e la metteranno in pratica (cfr. 8,21) sarà «la pietra angolare» (20,17), sorgente di vita nuova che nascerà dalla sua risurrezione.    

 

2. Meditatio  

2.1.  Nel grembo di Maria: la vita.

La fede di Maria e di Giuseppe, provata anche nell'obbedienza ad un potere prevaricatore, è la nostra porta d'ingresso per entrare nella grotta di Betlemme e scoprire, oltre i facili miraggi del potere e del denaro, chi siamo, perché viviamo, dove andiamo. Il Dio fatto carne ci spiega il senso delle nostre giornate, segnate spesso dall'impotenza di fronte al male, incupite dalla solitudine e intristite dalla povertà materiale e morale.

Solo l'Emmanuele, umile e povero, che ha  assunto la nostra esistenza così com'è e si è fatto solidale con la nostra debolezza, può restituirci il coraggio di credere, sperare ed amare oltre le pieghe dei nostri sofferti perché. Egli non nasce tra l'oro e la ricchezza, ma in una stalla, tra il letame dell'egoismo e nel buio del peccato, per redimere dal di dentro la nostra povertà; e si fa bambino, bisognoso di calore materno, perché possiamo comprendere che è necessario diventare come bambini per entrare nel regno dei cieli (Mt 18,3).  

2.2. Nella veglia dei pastori: l’attesa.

Anche noi, come i pastori che vegliavano a turno nell'oscurità della notte e facevano la guardia al loro gregge, rimaniamo desti, riuniti nell'unità attorno al fuoco della Parola di Dio per  alimentare il nostro spirito e credere che anche nella nostra Locride sorgerà un'aurora di pace dopo le lunghe notti dell'odio, della violenza e della vendetta. Dio vuol servirsi di ciascuno di noi per farsi ancora strada tra gli anfratti di questa nostra terra che un tempo ha generato santi e che oggi cerca vie nuove di salvezza per guarire dalla sua atrofia umana e spirituale.  

2.3. Nell'annunzio dell'Angelo: la gioia.

Finalmente l'annunzio della Vita che salva. Oggi, anche per noi. Ed è tempo di gioia. Quante volte abbiamo atteso che cambiasse qualcosa, forse lamentandoci, imprecando o chinando il capo con rassegnazione! Ora possiamo correre senz'indugio verso la lieta notizia, rincuorati dalle parole dell'angelo e «Cercare la pace con buona volontà» (Agostino). Non c'è spazio per la diffidenza o il sospiro rinunciatario: l'Oggi della salvezza ci ha raggiunti, squarciando il velo dei nostri muti individualismi. Non ci resta che tornare, come i pastori, e smantellare attorno a noi paure e pregiudizi, per glorificare Dio con la nostra vita, facendoci angeli di pace tra i fratelli che cercano ancora una luce tra le tenebre.  

2.4. Nelle braccia di Simeone: la salvezza.

Ci è stato dato il Conforto di Israele. La sua circoncisione, che «prefigura in sé la grazia e la potenza del divino battesimo» (Cirillo di Alessandria), ci ricorda che noi apparteniamo a Dio, siamo suo popolo, in cammino verso la pienezza della Vita.  Il nostro essere, il nostro operare devono celebrare, dunque, l'immersione totale nelle acque delle nostre morti quotidiane per riemergere fecondi di nuova vita. Il vecchio Simeone, il cui nome significa «Dio ha ascoltato», ce ne dà l'esempio: solo se viviamo in sintonia con lo Spirito, mettendo Dio al primo posto, possiamo riconoscere nel nostro tempo la venuta del Salvatore ed abbracciare con slancio e tenerezza la vita e la missione della Chiesa, che è fragile per la sua debolezza e, nel contempo, forte  per la potenza dello Spirito Santo.          

 

3. Collatio  

3.1. La vita si è resa visibile.

Dinanzi all'onnipotenza di Dio che si fa Bambino,

- coltivo, e in che modo, il senso della vita?

 - accolgo la logica di Dio che mi chiede di aprire totalmente il cuore e di entrare per la porta stretta della mitezza e della sobrietà, oppure mi lascio imprigionare dal desiderio del successo e dalla bramosia di possedere?  

3.2. L'attesa è stata colmata.

Dinanzi ai pastori, emarginati dagli uomini ma privilegiati da Dio, che condividono nella veglia le loro ansie per il gregge,

- mi spoglio del mio chiuso individualismo e cerco il Signore con la comunità ecclesiale?

- accetto le mie ed altrui impotenze gettando nel Signore ogni affanno?  

3.3. La gioia dell'«oggi» segna la via del «ritorno».

Dinanzi all'annunzio dell'angelo e al ritorno gioioso e trepidante dei pastori mi chiedo:

- nel mio «Oggi»: in famiglia, nell'ambiente di lavoro, in parrocchia, come testimonio la gioia del mio «ritorno» a Lui, come gli do gloria?

- partecipo attivamente della vita e della missione della Chiesa Locale (incontri, iniziative comuni, momenti celebrativi e formativi ecc.), oppure mi chiudo nel bozzolo della mia parrocchia?  

3.4. La salvezza è nelle nostre mani.

Dinanzi all'amore eterno di Dio che ci ricorda la nostra totale appartenenza a Lui e ci apre il sentiero della grazia battesimale, mi chiedo:

- in che modo posso rendere più incisivo e vitale il mio Battesimo?

- quale attenzione do all'irrompere di Dio nella storia attraverso il discernimento dei segni dei tempi?

- vivo in sintonia con lo Spirito e mi impegno con costanza nell'ascolto della Parola della sua Parola?    

 

4. Operatio  

La Parola di Dio, che abbiamo meditato, ci interpella dentro la nostra situazione esistenziale e provoca in noi il desiderio di cambiare vita, con coraggio.  

4.1.Lungo il tuo errabondo cercare trovi una risposta nella fede se scegli di entrare per la porta stretta della logica di Dio, se rifiuti con fermezza la via facile dell'autoesaltazione o dell'autocommiserazione. Tu vali non per quello che hai o che fai, ma per quello che sei. Di fronte alle lusinghe pensa che l'uomo, qualunque sia il suo ruolo e la sua influenza, «quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria» (Sal 49,18). Non ti dice niente il fatto che un Dio abbia scelto la via povera dell'umiltà per manifestare la sua grandezza?!  

4.2.«Facciamo a turno per sostenerci e trovare Cristo» — scriveva san Girolamo — poiché «trovano Cristo solo i pastori che vegliano». Bisogna che tu, come uomo, come donna, dia senso alla tua vita cercando ciò che nella vita ha senso. E in questa ricerca ti può essere d'aiuto il condividere con semplicità e schiettezza i tuoi dubbi, le tue paure attraverso un confronto costruttivo con i familiari, gli amici, il Pastore della tua comunità parrocchiale.

4.3.Se ti guardi dentro ed intorno senza pregiudizi o diffidenze, puoi scoprire anche tu i segni della presenza di Dio che «opera tutto in tutti» (1Cor 12,6), che si rivela specialmente nel sacrificio silenzioso di tanti uomini di buona volontà. Un Dio che ti chiede di tornare a lui con tutto il cuore, intraprendendo vie coraggiose di conversione, siglate da scelte concrete: rifiuto dei facili guadagni, denunzia dell'ingiustizia, prese di posizione contro ogni forma di compromesso; testimonianza di un perdono sincero, di una solidarietà operosa, di un'apertura fraterna al diverso che bussa alla tua porta e ti chiede, attraverso prove di fatto e non a parole, la ragione della speranza che è in te.  

4.4.Tu che sei battezzato sappi che appartieni a Dio, che sei stato chiamato per nome, amato di un amore eterno, colmato di tenerezza infinita da Colui che, per infinita tenerezza, ha preso su di sé la tua storia. Non sei solo, non sei impotente, non sei la vittima inutile di un destino che ti sovrasta e dal quale non puoi sfuggire. Vivi, dunque, da battezzato portando nella tua carne mortale l'immortalità che ti rende forte nella debolezza, ricco nella povertà. Come Simeone, lasciati condurre dallo Spirito per riconoscere il volto di Dio tra i mille volti degli idoli muti che t'insidiano, e scoprire la verità su te stesso.    

 

5. Oratio  

Sal 109(110); Gv 1,1-18; Gv 14,5-11; Fil 2,5-11; GS 22.  

RIENTRATE nei vostri cuori,

voi che siete lontani da Dio,

e aderite a Dio che vi ha creato.

Rimanete stabilmente con lui

e sarete salvi,

riposate in lui

e avrete pace.

Dove volete andare?

In cerca di sofferenze?

Dove volete andare?

Il bene che desiderate, viene da lui...

Perché vagare per strade difficili e faticose?

La pace non è dove cercate voi!  

 

È scesa quaggiù la vita nostra,

la vera vita;

si è caricata della nostra morte

per ucciderla

con la sovrabbondanza della sua vita

e ha fatto risuonare con forza il suo richiamo

perché noi risalissimo da quaggiù a lui,

a quel luogo inaccessibile

da dove egli venne a noi,

entrando prima nell'utero di una vergine

per unirsi alla natura umana,

alla carne mortale

e renderla immortale.                         

(Da: AGOSTINO, Le Confessioni, IV, 12)