PAGINE BIBLICHE 'ruminate'  in.Comunità

Gesù maestro m'interpella (Gv 1,19-39)

Appunti per una Lectio divina alle comunità educanti

Ascoltiamo la Parola  

La testimonianza di Giovanni

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». 20 Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». 21 Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». 22 Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23 Rispose:    «Io sono voce di uno che grida nel deserto:  Preparate la via del Signore,   come disse il profeta Isaia». 24 Essi erano stati mandati da parte dei farisei. 25 Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26 Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27 uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». 28 Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.  29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».   I primi discepoli  35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.    

Contesto

Immediatamente prima di questo brano c’è ‘il PROLOGO’ che è un’anticipazione sintetica di tutti i temi che l’evangelista svilupperà nel suo vangelo. Già nel prologo si accenna a Giovanni Battista “uomo mandato da Dio come testimone”[1] di Cristo.

Proviamo ad individuare i personaggi che si avvicendano nel nostro brano:

- I sacerdoti e i leviti, responsabili religiosi dei Giudei (specificatamente qui, dei farisei, che appaiono spesso come inquisitori e curiosi, inquieti e indispettiti per il successo di Gesù)

- Giovanni Battista

- I discepoli

- Gesù      

1. L’AMBIENTE GIUDAICO   

Come insegnanti siamo fortemente provocati soprattutto da Giovanni Battista e da Gesù. Ma – attenti! - non scavalchiamo l’ambiente giudaico, perché è stato di fatto ‘la comunità educante’ del Battista, dei discepoli e di Gesù stesso. Come per noi la scuola nella quale oggi operiamo da maestri: non è stata forse questa stessa scuola che ci ha accompagnati negli anni della nostra adolescenza?

La comunità educante di ieri, come nella staffetta, ha passato di mano il testimone. Ora tocca a noi proseguire nella corsa! E siccome il nostro futuro si costruisce guardando al passato come fondamento di sapienza e patrimonio di conoscenza, in questo contesto giubilare vogliamo innanzi tutto ricordare con GRATITUDINE chi ci ha consegnato il testimone, educandoci innanzi tutto alla responsabilità nella trasmissione di una ‘tradizione viva’. Del resto, chi di noi non custodisce nello scrigno dei ricordi più cari la propria maestra di scuola elementare, ad esempio?

La mia era calabrese e si chiamava Enza Talarico. E sentivo che mi voleva un gran bene perché, con gioia e senza mai lamentarsi, ogni mattina attraversava lo stretto per arrivare a Messina, a scuola, …sempre puntuale e pronta al sorriso! Ricordo la qualità delle sue lezioni, l’efficienza, la trasparenza, l’imparzialità…Certo, non ho dimenticato neanche che mi faceva trascorrere buona parte del mio tempo dietro la lavagna perché ero troppo irrequieta! Ecco: un metodo educativo oggi ‘discutibile’, ma non certo incoerente, perché inquadrato nel contesto di un’autenticità profonda!

Torniamo al testo. Registriamo, a partire dalle pressanti domande rivolte a Giovanni, la fatica dei Sacerdoti e dei Leviti ad accogliere la novità dell’evangelo, una fatica che si trasformerà via via in condanna aperta.

Non meravigliamoci: anche oggi, qui, tra noi, qualcuno, di fronte alla scuola che cambia, fatica ad adeguarsi, perché cambiare presuppone un atteggiamento di “perenne giovinezza” e “un orecchio teso” costantemente all’ascolto dell’altro, che è il collega più giovane e/o l’alunno ‘diverso’. L’altro che non è mai lo stesso, anche se ci chiedono d’imbrigliarlo e catalogarlo in schede, griglie etc., molto spesso impersonali, fredde…che spesso ‘etichettando’ feriscono, massificano, piuttosto che rivelarsi strumenti d’orientamento per un percorso educativo adeguato alla situazione concreta dell’alunno, al suo carattere, ai suoi sogni, in una parola alla sua vita…soprattutto se manca un contesto di familiarità filiale, unico presupposto perché si possa accettare un intervento educativo, (anche una bocciatura, se il caso lo richiede).    

Ieri lo slogan era: “una scuola per tutti”. Oggi bisogna aggiungere: “…una scuola per ognuno”[2].    

Da qui, l’esigenza di:

- custodire la memoria della nostra ‘civiltà’, con attenzione al patrimonio locale: c’è un deposito di cultura nella nostra Locride che attende di essere dissepolto, perché è una ricchezza di cui siamo depositari e primi trasmettitori.

- aprirsi al nuovo (da non confondersi con il nuovismo!), garantendo una reale pluralità di offerta formativa nel rispetto delle caratteristiche del ‘cittadino’ e del suo patrimonio culturale. Che è il contrario di “lasciamo le cose come stanno”, a livello di Stato, Enti locali, circoli didattici, insegnanti, etc.  …per rimanere comodamente in cattedra o tra i banchi con la vecchia, simpatica, sclerotica matita rossa e blu.

-  aprire corsie preferenziali d’ascolto. Che è il contrario di “Ma che li facciamo a fare le assemblee?!… Per i ragazzi è solo un modo per non fare scuola!”

Ecco, impariamo dal Papa, dalla sua perenne giovinezza e dal suo orecchio teso verso i giovani. Il Papa: kaloghiros, "bel vecchio", come un tempo venivano definiti gli ‘anziani’ ricchi di acume e saggezza[3]. Di una bellezza interiore capace di suscitare entusiasmo e coinvolgimento del cuore verso grandi ideali.  

Questo primo quadro: ‘l’ambiente giudaico’, ci suggerisce dunque: a.    GRATITUDINE per chi ha fatto la storia prima di noi, fosse anche l’insegnante che ci ha preceduto nella classe che ora è stata affidata a noi. Una gratitudine da far propria e da trasmettere ai ragazzi.  

b.   COERENZA con le esigenze della nostra vocazione di educatori. “Ergo docete” (Mt 28,19), “dunque ammaestrate, insegnate” – dice Gesù.  Non è un semplice lavoro il nostro, ma un mandato, che Gesù stesso ha lasciato ai suoi discepoli e quindi anche a me e te. … il danno di una ‘cosa’ fatta male, con pressappochismo, si può sempre riparare, ma quanto è difficile rimarginare certe ferite dell’anima!

c.    PERENNE GIOVINEZZA E ORECCHIO TESO: c’è una scuola che cambia perché mutano tempi, esigenze, modalità,…E chi insegna deve essere sempre disposto ad ascoltare ed imparare, con umiltà e desiderio di verità; con l’autorevolezza dell’esperienza, ma anche con la consapevolezza di essere in stato di formazione permanente!      

2. GIOVANNI BATTISTA  

E’ un esempio affascinante di maestro:

- Un uomo sobrio, essenziale, asciutto, che con la sua vita, cioè con la scelta ‘alternativa’ di vivere nel deserto, di cibarsi di locuste, di vestire di peli di cammello, ci mette davanti alla necessità di ritenere relative le cose per non essere distratti dalla ricerca del regno dei cieli[4].

- Un uomo che testimonia perché ha visto, e non per sentito dire o perché si è sempre detto e fatto così: “io ho visto e ho reso testimonianza” - dirà. Nel campo dei valori si può trasmettere solo ciò che si vive intensamente! E non è ammesso alcun calcolo, …neanche a chi insegna matematica!

- Un uomo di moralità personale e sociale, cultore di legalità, disposto a discutere con tutti, ma non a mettere in discussione le verità essenziali, con nessuno; capace di dire “Razza di vipere”[5], compromettendosi e rischiando, pur di educare e scuotere; pronto a subire solitudine, impopolarità, carcere, martirio, pur di annunciare una verità senza sconti, neanche per i potenti;

- Un uomo che è voce e non Parola – “voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore”; …come dire, al centro non ci sono io, ma Dio!

- Un uomo capace di ‘contagiare’: “Sentendolo parlare così, seguirono Gesù” – registra l’evangelista Giovanni (v.37). Contrariamente agli altri Vangeli, qui non è Gesù che invita alla sequela dicendo “Seguimi, …seguitemi”, ma è Giovanni che, attraverso la forza della sua testimonianza, cioè con la sua vita e le sue parole, fa sentire il fascino di Gesù, come nel tralucere del sole attraverso il fitto di un bosco. Se tu ci credi, se credi alle cose che fai,  al modo in cui le fai e al motivo per cui le stai facendo (…se ti senti, come Giovanni, l’amico dello Sposo), presto o tardi la forza delle tue convinzioni si farà strada…anche se forse, come per Giovanni, saranno altri a raccogliere ciò che tu hai seminato.  

E, infine, la grandezza di Giovanni Battista, la grandezza di ogni maestro sta nel lasciare che il discepolo, ad un certo punto, segua liberamente la sua strada, che inevitabilmente lo condurrà altrove! …senza gelosie, chiusure, rimpianti. Perché è per questo momento, per il conseguimento di questa autonomia del discepolo, che lui è stato maestro! …come per un papà che, giunto all’altare, consegna sua figlia allo sposo, nel giorno del loro matrimonio, sentendo nel cuore di aver finalmente compiuto fino in fondo ciò per cui è stato chiamato!  

Questo secondo quadro del ‘Battista’, ci suggerisce dunque di fondare una comunità educante capace di :

a.    ESSERE COMPETENTE E NON SOLO COMPETITIVA, più incline ad assumersi responsabilità educative che a trasformarsi/deformarsi, come talvolta accade, in azienda che vuol produrre in serie e a bassi costi, più interessata a chiudere i bilanci in attivo che non ad interpretare le domande dei nostri giovani, domande di senso per una formazione integrale.  

b.   EDUCARE AI VALORI E AD UNA CULTURA DI LEGALITA’, attraverso chiare e legittime regole di comportamento (si è detto: meno leggi, più legge[6]), correttezza e trasparenza, efficienza delle strutture, attenzione agli interessi giusti…etc., apertura ad un dialogo/confronto con il territorio.  

c.    FAR CRESCERE TUTTO L’UOMO: diamo abilità tecniche e capacità operative, anzi diamone di più, ma senza mettere in ombra il proprium della scuola che è innanzi tutto quello di sviluppare l’interiorità, far crescere l’intelligenza e la volontà, guidare nelle scelte di libertà[7], contagiando più con la vita che che non con un fiume di parole che talvolta sanno di straripante paternalismo.      

3. I DISCEPOLI  

I discepoli di Giovanni, se scaviamo dentro al testo, non volevano risposte prefabbricate, non erano attratti dal facile e dall’effimero, ma cercavano relazione, amicizia, compagnia, autorevolezza. In pratica: un punto di riferimento, un maestro! Sono come i nostri ragazzi, che cercano, si pongono domande impegnative, decisive, hanno delle intuizioni, ma non riescono a mettere a fuoco le loro mete e a dare un volto ai loro sogni…e ti manifestano questo loro malessere nei modi che loro dicono ‘da sballo’. Se proviamo a fare un giro, anche al mattino, prima che suoni la campanella per l’inizio delle lezioni, te li vedi in piazza, per strada; ti danno l’impressione di essere superficiali, assonnati, stralunati, truccati da adulti ma ancora tanto adolescenti, talvolta anche troppo stravaganti …Ma stiamo attenti: non chiamiamoli semplicemente ‘ragazzi’ …lì dove ragazzo vuol dire: superficiale.

Lasciamoci provocare perché loro  

- obiettano per capire,

- ragionano per imparare,

- discutono per dimostrare[8].  

E’ vero che a volte hanno modi inquietanti per esprimere questi bisogni. Eppure una via c’è per incontrarsi e non scontrarsi, ed è quella introdotta da Giovanni e portata a compimento da Gesù, ed è la via del DIALOGO e dello STARE INSIEME.  

Non basta più informare, predicare, stando dall’altra parte, come chi ha certezze da vendere. Occorre – metaforicamente – scendere in piazza anche quando si è a scuola, e ascoltare, ascoltare, ascoltare…stare lì e condividere con loro la tua esperienza: una ricchezza che, se sarà ben offerta, senza presunzione e senza toni saccenti, sarà altrettanto bene accolta! Bisogna che entrino “in casa tua”! Allora gli alunni diventano come i figli…e sarà il cuore il registro dove annoterai le tue valutazioni. Perché sarà nel cuore che li custodirai come bene prezioso che Dio ti ha affidato affinché, attraverso la tua mediazione, possano conoscere se stessi e incontrare Lui.  

Questo terzo quadro dei ‘discepoli’, ci suggerisce una sorta di alleanza con i nostri giovani, fondata su:  

a.    AMORE ACCOGLIENTE

b.   AUTOREVOLEZZA ‘EMPATICA’

c.    ASCOLTO PROFONDO …che non è semplicemente uno starli a sentire, ma il mettersi in ascolto di ciò che Dio vuole per loro!    

4. GESÙ  

Annotiamo, a partire dal testo, solo alcune riflessioni, che raccolgono in modo pregnante ciò che finora abbiamo detto:

- “Gesù passava” – Passava dal luogo dove si trovava Giovanni con i suoi discepoli. In fondo, attua ciò che abbiamo appena detto: si muove, ‘scende piazza’, ‘si espone’, e in tutto questo è estremamente attento a cogliere il minimo segnale che viene dai giovani: s’accorge, infatti, che lo seguivano, …per niente distratto questo Maestro!  

- Se ne accorge e – stupendo! – “si voltò”. Troviamo lo stesso verbo altrove nei Vangeli, ed è sempre posto lì per mettere a fuoco un Gesù sensibile, attento, vigile, premuroso, amorevole. Al suo ‘voltarsi’ segue sempre un intervento educativo che si esplicita nell’andare incontro all’altro incoraggiandolo[9], mettendolo in guardia dai facili entusiasmi[10], ammonendolo perché non si  accontenti di sterili lamenti[11], ma anche per rimproverarlo[12], fino poi al gesto incomparabile del voltarsi per guardare negli occhi colui che l’aveva rinnegato (Pietro)[13], comunicandogli così un amore infinitamente più grande del suo peccato.  

- “Che cercate?” – Sono queste le prime parole pronunciate da Gesù nel vangelo di Giovanni. Quasi a dire che l’accoglienza di tutto il resto parte da un desiderio profondo, un desiderio che emerge e si fa ricerca appassionata. Per poi divenire SEQUELA. In questo, i giovani, con le loro inquietudini ma anche con i loro slanci, sono degli esperti. Ed anche quando gli approdi sono tutt’altro che felici - …pensiamo alle stragi del sabato sera, ai nostri giovani morti stesi sull’asfalto, ma anche a certe stragi dell’anima, che non conosciamo! - , anche allora non dimentichiamo che dietro c’era un desiderio, un sogno, una ricerca, forse sfioriti nel labirinto di proposte inadeguate. E le proposte - mi chiedo – a chi tocca farle?

- “Maestro, dove abiti?” – Dimostra la necessità di avere un riferimento autorevole e propositivo, qualcuno che si faccia compagno di cammino, per poter con fiducia affrontare personalmente la domanda sottesa a tutto il dialogo: “Dove sta la verità e cosa bisogna fare per raggiungerla?”.

Tempo fa, un giovane, dopo avermi raccontato una fetta della sua vita alla ricerca di ‘qualcosa che gli riempisse veramente il cuore’, mi disse: “Ho conosciuto tanta gente, ma nessuno mi ha dato mai sicurezza!”. Ecco il punto: la posta in gioco, nel rapporto con i nostri ragazzi, sta innanzi tutto nello ‘stare con loro’, da esperti d’umanità, perché loro imparino a stare con se stessi senza smarrirsi. Pungoliamoli, facciamo proposte anche più esigenti e radicali, …ma cominciamo noi ad esserlo con noi stessi…VERI, RADICALI E CORAGGIOSI.   

Bisogna avere il coraggio di dire “venite e vedrete”, perché è attraverso questa familiarità che si prepara il terreno per far emergere infine la domanda determinante, personalissima, di ogni esistenza: “Chi cerchi?”, che non a caso, nel vangelo di Giovanni, troviamo alla fine (20,15), al mattino di Pasqua quando Gesù, risorto, si rivolge a Maria.  

Possano anche i nostri giovani fare l’esperienza di questa ‘AURORA DI SPERANZA’ e dire, ad un certo punto del cammino, dopo essere stati accompagnati da un’attenta comunità educante: “Ho visto il Signore” (Gv 20,18).  

A mo’ di sintesi, alla luce di Parola ascoltata e meditata, diciamo:     Il rinnovamento in atto nella scuola chiede A TUTTI GLI OPERATORI IMPEGNATI SUL CAMPO un atteggiamento di servizio, di condivisione e di discernimento, per coniugare insieme FEDELTA’ ALL’UOMO, PROFESSIONALITA’, TESTIMONIANZA CRISTIANA.      

Vi lascio allora due domande. Una ponetela a voi stessi. Con schiettezza, chiedetevi: 

- Chi sei tu?…cosa dici di te stesso?”

E un’altra ponetela ai vostri ragazzi. Tornando a scuola domani chiedete loro: “Che cercate?”    

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[1] Gv 1,6.

[2] C. MARIA MARTINI, Intervento alla marcia “Andemm al Domm”, Milano 20 marzo 1999.

[3] Cfr. A. LOUF, in AA. VV., Abba, dimmi una parola, Magnano 1989, pp. 91-92

[4] Cfr. Mt. 3, 1.4.

[5] Mt 3,7.

[6] CEI - COMMISSIONE ECCLESIALE «GIUSTIZIA E PACE», Educare alla legalità, n. 9.

[7] Cfr. UFFICIO NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ, Fare pastorale della scuola oggi in Italia, n. 24.

[8] Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Catechismo dei giovani/1 Io ho scelto voi, p. 11.

[9] Cfr. Mt 9,22.

[10] Cfr. Lc 14,25.

[11] Cfr. Lc 23,28.

[12] Cfr. Mt 16,23  e Lc 9,55.

[13] Cfr. Lc 22,61.