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Il tuo sogno si realizza (Ap 21,1-8)

Contributo della Comunità al sussidio per l’evangelizzazione dei giovani lavoratori Le mani del giovane e il cuore del Cristo, pubblicato dall’Ufficio Nazionale CEI e dall’Ufficio Regionale della Calabria per i Problemi Sociali e il Lavoro, Maggio 2000.

1. Il fatto  

“Se non abbiamo fatto abbastanza nel mondo, non è perché siamo cristiani, ma perché non lo siamo abbastanza”[1]. A dirlo furono i Vescovi italiani, circa vent’anni fa. Parole di sapore amaro di fronte alla crisi dei valori, dei partiti, della moralità in campo amministrativo ed economico, presenti già allora.

Ma anche parole di sapore nuovo, capaci di scuotere le coscienze. In fondo, il loro senso è questo: se sei cristiano, se ci credi veramente, puoi trovare nella forza che viene da Dio energie e risorse straordinarie per costruire un mondo migliore, contro quelle che chiamano “strutture di peccato”, cioè atteggiamenti, ‘situazioni’, modi di ‘pensare e agire’, individuali e collettivi, che scatenano pesanti ingiustizie, colpendo i più deboli.

Contro queste strutture di peccato, il nostro bisogno di giustizia e pace. Che dice: coscienza nuova, impegno, desiderio di cambiare le cose, capacità di valutare la realtà, sapienza nel trovare vie perseguibili e non scorciatoie facili e pericolose, agire senza farsi bloccare dalle difficoltà né illudersi che tutto possa farsi bene e in fretta.

 Ma  dove trovare la forza per combattere e l’energia per giungere vittorioso alla meta?

L’abbiamo detto: nella forza che viene da Dio.

E il brano dell’Apocalisse, che ora leggeremo, ci mette dentro questa certezza: Dio è con noi. Ogni lacrima è asciugata, la paura è vinta ed ogni sogno si realizza progressivamente, per la forza della fede che si fa speranza.    

2. Il testo  

Prima di leggere insieme il brano, ecco qualche notizia sul libro della Bibbia da cui è tratto, l’Apocalisse appunto.

Innanzi tutto chiariamo il significato della parola ‘apocalisse’.

Quando diciamo ‘apocalisse’ di solito ci riferiamo ad un avvenimento drammatico, distruttivo (un terremoto, un’alluvione, …). Il significato di questo termine è invece un altro, che non ha niente a che vedere con le catastrofi. Eccolo: “Rivelazione”. Quindi il libro dell’Apocalisse non è l’annuncio di una catastrofe né tantomeno tutto ciò che bisogna sapere sulla fine del mondo, come alcuni pensano. Si tratta invece di quella Parola del Signore che ti aiuta a leggere tutta la storia, e quindi anche la tua piccola storia personale, alla luce di Dio che ha mandato il suo Figlio per darci la salvezza. Una Parola che illumina, spiega, consola, rafforza.  

 

L’Apocalisse fu scritto da san Giovanni durante il regno di Domiziano (81-96 d.C.). Quest’imperatore pretendeva di essere adorato come un dio. Ma i cristiani si rifiutavano di farlo e con coraggio preferivano subire la persecuzione e il martirio. Cosa bisognava ‘ricordare’ a questa gente che, nelle arene, andava incontro alle belve con fermezza e senza odio nel cuore? Che Dio è con noi. E che con noi, per noi e attraverso ciascuno di noi, lotta vittoriosamente contro le forze del male, che non prevarranno. Dare coraggio, dunque, attraverso la verità dirompente della fede.  

 

Un’ultima precisazione: lo stile di questo libro è un po’ particolare. Utilizza il linguaggio dei simboli e la forza delle immagini. Bisogna imparare a leggere il simbolo e ad interpretare l’immagine, per poi tradurli nella vita. In ciò che l’autore “vede” c’è una Verità che spalanca orizzonti infiniti nei quali è bello perdersi ( per contemplare) e ritrovarsi ( per agire).    

 

1 Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. 2 Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 Udii allora una voce potente che usciva dal trono:    « Ecco la dimora di Dio con gli uomini!  Egli dimorerà tra di loro  ed essi saranno suo popolo  ed egli sarà il "Dio-con-loro".  4 E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;  non ci sarà più la morte,  né lutto, né lamento, né affanno,  perché le cose di prima sono passate».    5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.    6 Ecco sono compiute!  Io sono l'Alfa e l'Omega,  il Principio e la Fine.  A colui che ha sete darò gratuitamente  acqua della fonte della vita.  7 Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;  io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.    8 Ma per i vili e gl'increduli, gli abietti e gli omicidi, gl'immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte».      

3. La spiegazione    

Nuovo” – È l’aggettivo che continuamente si ripete: “un cielo nuovo e una terra nuova”, “la nuova Gerusalemme”, Dio che fa “nuove tutte le cose”.

Nuovo: cioè rinato da Dio. Dove c’è Dio c’è novità, crescita, vita. Dire ‘nuovo’ è come dire azione di Dio che ringiovanisce ogni passo ed orienta verso il meglio. Cosicché tu non invecchi dentro, non ti trascini da un’esperienza all’altra, ma vai verso una speranza che ti sgorga dentro e che tu stesso stai costruendo, con la capacità di saper accogliere l’opportunità fresca, dominare l’imprevisto e superare il rischio delle cose fatte solo per obbligo o “perché si è sempre fatto così...!”.

Nuovo però non è “nuovismo”, cioè moda, vernice esterna su un legno vecchio...Perché nuovi si diventa se si ritorna al progetto originario. Se si diventa realmente quello che Dio vuole che siamo. Nuovo allora è tornare con tenacia e pazienza alle origini (cfr. Gen. 1,1-2,3). È nascere dall’alto (Gv 3,7). È diventare bambini, l’unica condizione posta dal Cristo per entrare nella porta stretta del cielo (Lc 18,17).          

Nuovo è quindi lo stile che caratterizza il Giubileo del giovane lavoratore che

- non si lascia condizionare dalla mentalità “del paese”, che talvolta invecchia anzitempo il volto dei suoi giovani;

- sa difendersi dai vecchi sistemi, rifiutando di diventare ‘cliente’ dei potenti;

- sa rimuovere in concreto le barriere che impediscono lo sviluppo di una società più giusta e solidale, lì dove ogni giorno lavora, gomito a gomito con il collega e il datore di lavoro;

- sa essere affidabile e fedele nei rapporti interpersonali, mai anteponendo il proprio interesse a quello degli altri;

- sceglie la via della corresponsabilità  e della trasparenza;

- si rifiuta di utilizzare la logica dello scambio (ti do perché tu mi dia) o delle appartenenze (sto dalla tua parte non perché sei capace e competente, ma perché militi per…);

- s’impegna nella lotta sindacale “non contro qualcuno, ma per la giustizia”[2];

- sa essere ogni giorno lavoratore cosciente, pronto a collaborare, e non dipendente passivo che attende con devozione il 27 d’ogni mese[3];

- sa perseguire il proprio obiettivo senza farsi abbattere dalle difficoltà e nel saper resistere malgrado tutto”[4]. Come i 144.000 testimoni di cui parla l’Apocalisse (7,4.13): uomini credibili, limpidi, autentici che hanno creduto nei grandi ideali e hanno dato fiducia a Dio, “che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello”, cioè spingendosi fino a dare la vita per ciò in cui hanno creduto. E per avuto fiducia nel progetto di Dio hanno ricevuto il ‘sigillo’ di figli, che si oppone al ‘marchio’ della bestia (Satana), simbolo del destino che travolge.                                    

 

 “La nuova Gerusalemme, come una sposa” – È l’immagine splendida dell’audacia di Dio che ci rende capaci di fare tutto questo, che trasforma la nostra fragilità in fortezza, e converte in bellezza ciò che in noi è stato sfigurato dal male e dal peccato.

Bella, davvero bella l’immagine della sposa, che diventa dimora di Dio con gli uomini, casa ospitale, tenda dove Cristo, il “bel Pastore” trova accoglienza e amore.

Una finestra si apre dunque alla speranza, grazie a Dio, che ci dà credito ogni giorno. E grazie anche alla nostra perseveranza nel proposito di andare avanti fino in fondo, con Cristo, su cui ogni scelta si fonda. Senza inutili rinvii né scoraggiamenti. Perché sai che la tentazione più grande è quella di posticipare - “Domani, domani si vedrà…” – o di ribadire: “Tutto bello quello che stai dicendo, ma qui ti voglio, quando, uscendo di casa, al mattino, devi ricominciare a lottare…”.  

 

Le lacrime asciugate - Certo, ricominciare a lottare, in trincea, senza fuggire né disertare…si può! Perché ogni tua aspirazione trova compimento in quella tenda comune, la nuova Gerusalemme, dove non c’è posto per lo sconforto, la sofferenza e la morte.

Con un gesto di infinita tenerezza, Dio asciugherà ogni lacrima ed eliminerà anche le cause della sofferenza: la morte innanzi tutto, perché Lui è il Vivente che ha vinto la morte; ma anche tutto ciò che è contro di Lui e che provoca il lamento di chi è vittima della violenza, il grido dell’oppresso che vede calpestati i suoi diritti, la fatica del povero che stenta a sopravvivere a causa dell’ingiustizia sociale. Persino la fatica fisica e il travaglio scompariranno del tutto.

Ricorda: tutto questo è ormai vinto nel Cristo morto e risorto, l’Agnello immolato e ritto in piedi!              

 

La sorgente: Ecco un’altra immagine del mondo nuovo: una fonte d’acqua viva, che gratuitamente  disseta.

Gratuitamente: ecco cosa trovi scritto nel listino di Dio. È il suo guanto di sfida contro ogni forma d’ingiusta ricchezza, idolatria del denaro,…che ti allontana da Lui e t’impedisce d’entrare sotto la tenda…sì perché, attenti, la porta è stretta per gli increduli, i vili, gli omicidi, gl’idolatri, i maghi, i mentitori. Non c’è posto per loro!            

Un bell’esame di coscienza, concretissimo. Tu, da che parte stai? Con chi ti schieri?                

4. È vero che…  

Cosa significa per la tua vita essere “nuovo”? Da lavoratore, come vivi il Giubileo? Quali passi pensi di dover compiere per entrare attraverso la Porta, che è Cristo nostra salvezza?  

 

Raccogliere dai propri sforzi i giusti frutti è un diritto[5], e Dio sta dalla tua parte. Ma tu ci credi veramente?  

 

Se sei impegnato nel sindacato, …con quale spirito lo fai? Prevale solo la sfida per la tutela dei diritti della categoria, la lotta contro l’ingiustizia, oppure anche la serena speranza che niente vada perduto, che tutto serve a promuovere un bene più grande e che Dio ti apre strade nuove, di giustizia e solidarietà?          

5. Impegni da prendere  

Cerca la giustizia sempre, ma non farti mai giustizia da solo. Lotta, con tutte le forze, perché attorno a te le cose cambino, ma non lasciarti sporcare dalla sete di rivendicazione. Cammina lungo il solco rigoroso della legge, senza stancarti. Non fidarti delle scorciatoie, né di chi ti propone ricette facili. Tira dritto e cammina verso la Gerusalemme nuova con la certezza che Dio sta dalla tua parte, che le tue lacrime sono raccolte da Lui come perle preziose, perché un giorno tu le riabbia trasformate in speranza che non delude. Bada: chi semina nelle lacrime raccoglierà con giubilo. Sia questo il canto della tua giovinezza. E mentre le tue mani lavorano, fa’ che il tuo cuore riposi nella memoria giubilare del Dio-con-noi!

 6. Preghiamo insieme  

SALMO 91  

 Tu che abiti al riparo dell'Altissimo

e dimori all'ombra dell'Onnipotente,

dì al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,

mio Dio, in cui confido».  

 

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,

dalla peste che distrugge.

Ti coprirà con le sue penne,

sotto le sue ali troverai rifugio.

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;

non temerai i terrori della notte

né la freccia che vola di giorno,

la peste che vaga nelle tenebre,

lo sterminio che devasta a mezzogiorno.  

 

Mille cadranno al tuo fianco

e diecimila alla tua destra;

ma nulla ti potrà colpire.

Solo che tu guardi, con i tuoi occhi

vedrai il castigo degli empi.

Poiché tuo rifugio è il Signore

e hai fatto dell'Altissimo la tua dimora,

 non ti potrà colpire la sventura,

nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

Egli darà ordine ai suoi angeli

di custodirti in tutti i tuoi passi.

Sulle loro mani ti porteranno

perché non inciampi nella pietra il tuo piede.

Camminerai su aspidi e vipere,

schiaccerai leoni e draghi.  

 

Lo salverò, perché a me si è affidato;

lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.

Mi invocherà e gli darò risposta;

presso di lui sarò nella sventura,

lo salverò e lo renderò glorioso.

Lo sazierò di lunghi giorni

e gli mostrerò la mia salvezza.    

 

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[1] CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, n.13.

[2] Catechismo degli Adulti, n.1136.

[3] Cfr. COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PROBLEMI SOCIALI E DEL LAVORO DELLA CEI, Le comunità cristiane educano al sociale e al politico, n.4.

[4] COMMISSIONE ECCLESIALE GIUSTIZIA E PACE CEI, Stato sociale ed educazione alla socialità, n. 71.

[5] Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2429.