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Oggi è festa (Lc 19,1-10)

PREMESSA

Ancora un apologo simpaticissimo: “In una scuola francese, una maestrina detta il Padre Nostro. Quando corregge i compiti, vuole segnare una croce rossa su un quaderno dov’era stato scritto: “Que ta volonté soit fête” che vuol dire: “che la tua volontà sia festa”. Stava per considerarlo un errore, ma poi si ferma esclamando: “No, non è uno sbaglio, è una stupenda interpretazione”.  

Ecco il punto: Quando ci si scopre “salvati da Dio” e chiamati ad una vita nuova nella fede, è festa, come per Zaccheo che dalla piccolezza di una statura meschina risale la china dell’amore. E la sua vita cambia. E diventa gioia, gioia di recuperare la dignità perduta e di condividere il dono ricevuto.    

1. LEGGIAMO              

Invochiamo lo Spirito perché possiamo aprirci all’ascolto della Parola con cuore puro.              

Entrato in Gerico, attraversava la città. [2] Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, [3]cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. [4] Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. [5] Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. [6] In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. [7] Vedendo ciò, tutti mormoravano: “E’ andato ad alloggiare da un peccatore!”. [8] Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. [9] Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; [10] il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.    

2. RIFLETTIAMO INSIEME   (lectio e meditatio)  

Cogliamo innanzi tutto la struttura del brano:

v. 1 Coordinate geografiche e passaggio di Gesù attraverso la città.

v. 2-4 Scena movimentata, quasi concitata: un capo dei pubblicani, uomo ricco e graduato, corre avanti come un ragazzotto per “vedere quale fosse Gesù” e, per far questo, non esita ad arrampicarsi su un sicomoro, suscitando probabilmente qualche sorrisetto ironico  tra la gente anche perché “era piccolo di statura”.  

vv. 5-6 Dal desiderio di “vedere quale fosse Gesù”, che muove Zaccheo, si passa al desiderio di Gesù di incontrare Zaccheo e di fermarsi a casa sua, corrisposto da questi con la fretta di accoglierlo “pieno di gioia.  

v. 7 Reazione della folla: mormora apertamente contro Gesù perché “è andato ad alloggiare da un peccatore!”.  

vv. 8-10 Dialogo tra Zaccheo e Gesù. Zaccheo manifesta risolutamente di voler condividere i suoi beni con i poveri e di voler restituire il quadruplo del maltolto. A questo punto Gesù interviene proclamando la salvezza di quest’uomo poiché “Figli d’Abramo sono quelli che vengono dalla fede” (Gal 3,7).  

 

In primo piano, dunque, ZACCHEO.

Sullo sfondo, LA FOLLA.

In tutti un’attesa: GESÙ.      

 

ZACCHEO, capo dei pubblicani e ricco.

Luca, nel suo Vangelo, annota alcuni atteggiamenti positivi dei pubblicani: il loro desiderio di conversione (3,12), la risposta radicale alla sequela (5, 27-28), la pubblica testimonianza della sequela (5, 29), il riconoscimento della giustizia di Dio (7, 29), la preghiera umile e fiduciosa (18, 9-14).

Quanto ai ricchi:

- sono tra i destinatari dei ‘guai’ lanciati da Gesù. Posseduti e consolati dalla vacuità dei loro beni, potranno o scomparire nel sepolcro o convertirsi, condividendo i loro beni con i poveri[1].

- non hanno un nome, un’identità, e la loro personalità si evince dalle cose che possiedono, da ciò che fanno, dalle vesti che indossano. Sono sazi e panciuti, incapaci di capire che la vita non dipende dai beni e che essa è finalizzata non al raggiungimento di mete personalistiche ma alla volontà di Dio[2].

- anche se manifestano un sincero desiderio di salvezza, non riescono a recidere il cordone ombelicale della loro condizione sociale e si perdono nella tristezza dei loro averi[3].  

 

Ci si chiede, allora: in Zaccheo, immerso nel male e nell’ingiustizia sino al collo, cosa prevarrà: l’atteggiamento di chiusura dei ricchi o il desiderio di conversione dei pubblicani? È indicativo che Luca lo sottragga dall’anonimato e lo presenti come un nome: avere un nome, nella Bibbia, significa essere oggetto dell’attenzione di Dio, maturare in un rapporto di intimità con Lui[4].

Di certo quest’uomo è mosso dalla curiosità: vuole individuare Gesù, sapere chi sia, ma in lui c’è anche un sentimento nuovo, ancora non precisato, ma vivo[5]. È quel moto del cuore che percepiamo anche noi ogni qualvolta siamo mossi dal desiderio di prendere sul serio gli impegni del nostro battesimo ma, al tempo stesso, ci sentiamo schiacciati dalla meschinità della nostra condizione. Ci sentiamo poveri, piccoli di statura, ma alla fine vince il desiderio di “correre avanti”, di ritrovarci a tu per tu con il Signore per poter accogliere la sua salvezza. Ecco: l’eco di un travaglio, il seme di “un pentimento irrevocabile” che, come dice s. Paolo, è preludio di salvezza[6].  

 

LA FOLLA - Presente ma senza volto. Si accalca, ma fa solo da sfondo. Vedremo che, pur stringendosi attorno a Gesù che deve passare, saprà soltanto elevare la critica, la mormorazione, l’accusa. Una folla vicina, eppure lontana, incapace di comprendere la parola del Signore.  

 

GESÙ doveva passare di là. È il dato più rilevante di questo quadretto concitato e va inteso in relazione all’ “io devo fermarmi a casa tua”. Per ben nove volte nel vangelo di Luca Gesù pronuncerà questa espressione carica di significato[7]. L’ “Io devo” di Gesù è il “sì” alla sua missione di Salvatore, la dichiarazione costante del sella sua obbedienza al Padre. Egli deve cercare e salvare Zaccheo perché Dio aveva detto: “Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; di esse non ne mancherà neppure una”(Ger 23, 3-4).  

E per Zaccheo si compie l’ “oggi” di Dio. E l’invito è pressante: “scendi subito”, cioè non esitare, non lasciarti condizionare dal groviglio del tuo passato, buttati nel cuore di Dio perché Dio vuole fermarsi a casa tua. E gli occhi di Zaccheo incontrano lo sguardo del Signore Gesù. Non ci sono parole di risposta, ma gesti concreti che dicono disponibilità e amore. Non sappiamo cosa si dissero i due andando verso casa. C’è un velo di silenzio in quel camminare insieme verso la salvezza. A noi è dato di cogliere il frutto, gli effetti: la gioia e l’alleanza.

“Alzatosi in piedi, disse…” – Ecco l’annuncio della risurrezione di quest’uomo. È libero dal peccato e può confessare con la sua bocca la salvezza. Ed è gioia. Una gioia che si tramuta in impegno e fedeltà all’alleanza. Nell’uomo-Zaccheo c’è l’esperienza del nostro sofferto bisogno di riscatto e di liberazione. Una liberazione che possiamo sperimentare nell’ “oggi” della nostra vita a patto che ci lasciamo incontrare da Gesù ed interpellare dalla Sua Parola. E così la nostra casa diventa Chiesa, luogo di salvezza, e la nostra vita una perenne liturgia di lode, un progressivo ritorno alla Casa del Padre.    

3. APPROFONDIAMO INSIEME LA PAROLA ASCOLTATA (collatio)

Scrive il Card. Martini a proposito della necessità di restaurare la legalità: “Occorre educarsi a guardare ai beni ultimi dell’esistenza umana. La concentrazione sui beni immediati anche legittimi e sui mezzi per ottenerli con strumenti efficaci, staccata da uno sguardo di fede sui fini ultimi, finisce nell’idolatria”. Personalmente come mi rapporto ai beni che possiedo (affetti, roba, successo…)? Li gestisco con giustizia e li condivido nella carità oppure mi lascio prendere dall’avidità e dall’attaccamento?  

 

Fede è credere che Gesù irrompe nella nostra vita come amore-perdono-salvezza-novità di vita del Padre. È questo il tipo di fede, stabile e motivata, che alimento e trasmetto?  

 

La nostra realizzazione come uomini e come cristiani passa attraverso il compiersi del progetto di Dio nella storia personale e collettiva. Un progetto di salvezza che si realizza “oggi”, ogni giorno. Ho scelto veramente e fino in fondo si accogliere Gesù nella mia casa? Oppure gli ho riservato un solo uno “spazio domenicale” per stare a posto con la coscienza?    

4. I NOSTRI IMPEGNI (actuatio)  

Ripercorri a volo d’uccello i momenti cruciali della tua vita. Il Signore ti è passato accanto e ti ha chiesto di entrare in casa tua.   Considera le tue scelte di fede.   Annota i tuoi atteggiamenti.   E poi riproponi a te stessa un cammino nuovo, ritmato su una fede che è “aprirsi, uscire da se stessi, fidarsi, obbedire, rischiare, mettersi in cammino verso le cose che non si vedono, assumere un atteggiamento di accoglienza operosa, che consente a Dio di fare storia insieme a noi, al di là delle umane possibilità” (CdA 88).    

5. PREGHIAMO INSIEME (oratio)    

“Padre Nostro,

che sei al di sopra di tutto come il cielo,

fa’ che il tuo nome sia glorificato e riconosciuto santo.

Mostra davanti a tutti che tu solo sei Dio,

radunando definitivamente il tuo popolo disperso

e purificandolo dai suoi peccati

con il dono del tuo Spirito.

Venga in pienezza la tua regalità,

che porta libertà, giustizia e pace.

Si compia il tuo disegno di salvezza

in cielo e in terra.

Donaci fin d’ora il nostro pane futuro,

un anticipo del convito del Regno;

donaci il pane necessario per vivere oggi,

come agli ebrei nel deserto davi la manna giorno per giorno:

confidiamo in te e non vogliamo affannarci per il domani,

per quello che mangeremo o per come ci vestiremo.

Nella tua misericordia perdona i nostri peccati:

anche noi siamo pronti a perdonare a chi ci ha fatto del male.

Non lasciarci soccombere nella tentazione;

fa’ che mai perdiamo la fiducia in te,

così da non avvertire più la tua presenza

e sentirci abbandonati.

Liberaci dal potere del maligno,

che si oppone al tuo regno e ci dà la morte”.                                                                      (CdA 174)

 

“Non ti prego, Signore,

per avere un guadagno facile

e l’aumento annuale di stipendio

con la tredicesima

e le ferie pagate.  

 

Non ti chiedo

di mettere le mani, avide,

su roba prefabbricata

e ninnoli a iosa,

né di vendere all’ammasso

la mia libertà di pensare

e di scegliere e di amare

in vista della carriera

e della compiacente proposta

del mio principale.  

 

Non ti chiedo, Signore,

la casa più comoda

con tutti i comfort del benessere

a prezzo di una coscienza a soffietto

e d’una vita impelagata

ogni giorno più

nel compromesso.  

 

Io ti prego, Signore,

perché ogni giorno

tu m’insegni come fare

per compiere qualcosa

che abbia spezzato

le sbarre fredde del calcolo:

qualcosa di assolutamente gratuito.  

 

Ti prego, Signore,

perché tu m’insegni ad amarti

come tu devi essere amato:

con tutto il cuore e la mente e l’anima e le forze”.                                      (Maria Pia Giudici)  

 

[1]Cfr. Lc 6, 24; 16, 19-31; 19, 1-10.

[2] Cfr. Lc 16, 19; 12, 13-21.

[3]Cfr. Lc 18, 22-23.

[4] Cfr. Es 33,12.

[5] Qualche esegeta commenta: “Zaccheo sente una profonda tensione verso la salvezza, vuole cambiare perché si è reso conto che le  ricchezze non gli garantiscono ciò che a lui preme più di ogni altra cosa” (I. GARGANO, Lectio divina su Il Vangelo di Luca, vol. 2, Bologna 1991, p.128).

[6] Cfr. 2 Cor 7,10.  

[7] 7 Lc 2,49; 4, 43; 9,22; 12,50; 13,16; 13,33; 17,25; 24,26; 24,44.