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Quel segno grandioso è sigillo di speranza (Ap 12,1-18)

PREMESSA

Al capitolo XI delle sue “Confessioni”, sant’Agostino rievoca le lacrime della mamma, santa Monica che, sotto i colpi della prova a motivo della dissipazione del figlio e della sua lontananza da Dio, continuava a tenere alta la luce della fede: era certa che Dio l’avrebbe esaudita! Leggiamone uno stralcio: “La tua serva fedele, la madre mia, piangeva davanti a te, più che non piangano le madri la morte corporale dei figli: perciò tu stendesti la tua mano dall’alto e cavasti fuori da queste profonde tenebre l’anima mia. (…) Tu l’esaudisti e non disdegnasti le sue lacrime, che bagnavano copiosamente la terra sotto i suoi occhi, in ogni luogo in cui ella pregasse.

L’intercessione fiduciosa e la fedeltà a Dio di una mamma che ha sperato contro ogni speranza, ha fatto dolce violenza al cuore di Dio ed ha concorso a ridare la vita ad un figlio intrappolato nell’errore e nel male. Agostino, trasformato dalla grazia, canterà: “Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova. Tardi  ti ho amato”.  

 

In questa luce leggiamo il brano dell’Apocalisse che allude a Maria e al nuovo Israele, la Chiesa, nel suo cammino di luci ed ombre, di grandezza e povertà, di tribolazione e speranza. Contempliamone l’immagine: una donna incinta, vestita di sole e coronata di dodici stelle, che lotta contro il male nel tempo della prova, e vince, pur sfiorando la morte, perché crede nella salvezza preparata da Dio.      

 

1. LEGGIAMO  

Facciamo spazio ad un ascolto vigile, creando attorno a noi un clima di silenzio gravido d’attesa: Dio ci sta visitando con la Sua Parola che salva.              

 

1 Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. 2 Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. 3 Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; 4 la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. 5 Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. 6 La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

7 Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, 8 ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. 9 Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. 10 Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:         

“Ora si è compiuta       

la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio       

e la potenza del suo Cristo,       

poiché è stato precipitato       

l’accusatore dei nostri fratelli,       

colui che li accusava davanti al nostro Dio       

giorno e notte.       

11 Ma essi lo hanno vinto       

per mezzo del sangue dell’Agnello       

e grazie alla testimonianza del loro martirio;       

poiché hanno disprezzato la vita       

fino a morire.       

12 Esultate, dunque, o cieli,       

e voi che abitate in essi.       

Ma guai a voi, terra e mare,       

perché il diavolo è precipitato sopra di voi       

pieno di grande furore,       

sapendo che gli resta poco tempo”.              

13 Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. 14 Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. 15 Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. 16 Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.            

17 Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.            

18 E si fermò sulla spiaggia del mare.        

 

2. RIFLETTIAMO INSIEME   (lectio e meditatio)  

Il brano presenta, in chiave profetica, due segni: il primo, grandioso, di “una donna vestita di sole” che grida “per le doglie e il travaglio del parto”, e il secondo, minaccioso, di “un enorme drago grosso” che attende di poter divorare il bimbo non appena sia nato.

 

Una visione drammatica di “dura lotta contro le potenze delle tenebre” (Gaudium et Spes 37), in cui riconosciamo:  

 

- nella donna, Maria, Madre del Verbo incarnato, “al centro stesso di quella inimicizia, di quella lotta che accompagna la storia dell’umanità sulla terra e la storia stessa della salvezza” (Redemptoris Mater, 11), una lotta di cui spesso anche noi siamo testimoni, quando non ci capita di diventarne addirittura i protagonisti.  

 

- nel drago, quel male che t’insidia, che t’induce a percorrere cammini di morte, che ti alletta con miraggi di bene, che ti spinge lontano da Dio facendoti credere che Lui, nella sofferenza, ti abbia abbandonato per poi convincerti che bisogna contare solo su stessi e tirare dritto facendosi strada a tutti i costi, anche se, per farlo, devi scavalcare gli altri, scendere a compromessi, corrompere, taglieggiare, mettere a tacere la coscienza. E così quel drago ti sconvolge a tal punto che perdi persino il senso del peccato: ecco le tenebre! Un buio che noi conosciamo bene e che talvolta sembra avvolgere la nostra terra quando  il pane dell’ospitalità diventa pietra scagliata contro gli altri, quando l’odio impugna le armi e spara, quando la corruzione corrode le istituzioni e i poveri diventano sempre più poveri mentre i ricchi aumentano il loro conto in banca. Un buio che ti spinge persino a diffidare di Dio!

 

Nel buio di questa lotta però –  non dimentichiamolo! - il drago non riesce ad impadronirsi del bimbo, il Messia, che risorge ed ascende al cielo, mentre ci lascia una scia luminosa da seguire: quella della donna, Maria, che fugge nel deserto, come l’antico Israele dopo il passaggio del Mar Rosso, dove Dio le ha preparato un luogo per metterla al sicuro e nutrirla.  Un deserto non è più soltanto un luogo in cui riparare per fuggire il pericolo, ma diviene anche l’oasi che ristora e il tempo favorevole in cui Dio educa a resistere contro il male per conseguire i beni futuri.

In questa visione, dunque, la nostra storia personale e collettiva. Possiamo contare su una certezza: il Messia ha vinto il male schiudendo per noi il cammino della salvezza. Nessuno potrà soccombere se fuggirà nel deserto, cioè se dicendo sì al progetto di Dio nella propria vita, cercherà di nutrirsi della Sua Parola e camminerà secondo il suoi comandamenti.  

 

Attenti, però a non fraintendere: la fedeltà a Dio non è sinonimo di vita tranquilla, perché il drago ingaggia una lotta furiosa contro coloro che mettono in pratica i comandamenti di Dio e rimangono fedeli a ciò che Gesù ha annunziato. La fedeltà a Dio – e questo è ciò che conta! - è sinonimo di vittoria finale e sicurezza di vita eterna, mentre diventa, nel tempo, beatitudine e pace, quella beatitudine proclamata da Gesù nel discorso della montagna e quella pace che Lui ci ha lasciato mettendoci sotto le ali del Consolatore, lo Spirito Santo.  

3.         APPROFONDIAMO INSIEME LA PAROLA ASCOLTATA (collatio)  

- Nel tempo della prova mantieni alta la capacità di guardare al futuro con speranza e ti affidi al Dio che salva cercando di trovare nella Sua Parola un senso al tuo dolore, oppure ti scoraggi sbraitando contro Dio che non ti ascolta e contro gli uomini che non ti danno una mano?  

 

- Ti misuri sulle esigenze del Vangelo o ti lasci corrompere dalla mentalità del mondo, dalle facili conquiste, dalle false opportunità che si propongono come felicità immediata, da prendere a piene mani senza sacrificio alcuno?  

 

- Sei costante nelle tue scelte, fedele agli impegni e disposto a seguire con perseveranza il cammino ecclesiale, oppure cedi con facilità appena si alza il vento della contrarietà o, più semplicemente, quando viene meno l’entusiasmo iniziale?      

4. I NOSTRI IMPEGNI (actuatio)  

Tre impegni, sulle tre parole-guida per questo anno dedicato allo Spirito Santo:  

- DIGNITÀ:  cioè avere la forza di fuggire nel deserto, cioè di scoprire il progetto di Dio e di mettersi in cammino a testa alta per realizzarlo con quel coraggio che sfida il male sapendo già di averlo vinto per la speranza riposta in Gesù-Salvatore, quella speranza che “legge il mondo come un ‘parto’ e non come uno sfascio” (Mons. G. Bregantini, Il vento e la vela. Lettera pastorale per l’anno dello Spirito Santo 1997-98, p. 64)  

- UNITÀ: cioè credere nel segreto dell’amore che viene da Dio, amore che respinge “le frecce infuocate del Maligno” (Ef 6, 16) con le armi della fede; amore che tesse, contro ogni divisione, rapporti di comunione feconda; amore che spazza via meschini egoismi e rivendicazioni personali.  

- VERITÀ: cioè “accorgersi che le prospettive si fanno infinite, eterne”, che il buio non è uno stato permanente, ma solo il contesto iniziale di un cammino verso la luce. Una luce che s’accende  nella misura in cui si ascolta la Parola e la si mette in pratica senza “ma…, se…, forse…, non so…”.      

5. PREGHIAMO INSIEME (oratio)  

O Maria,

mio unico sollievo,

 divina rugiada, refrigerio alla mia arsura,

pioggia che scende da Dio sull’arido mio cuore,

lampada risplendente nell’oscurità della mia anima,

guida del mio cammino,

sostegno della mia debolezza,

abito della mia nudità,

ricchezza della mia estrema miseria,

medicina delle mie insanabili ferite,

termine delle mie lacrime e dei miei gemiti,

liberazione da ogni sventura,

sollievo dei miei dolori,

liberazione delle mie schiavitù,

speranza della mia salvezza…  

 

Così sia, o mia Signora;

così sia, o mio rifugio,

mia vita e mio aiuto,

mia difesa e mia gloria,

speranza mia e mia fortezza.  

 

Concedimi di godere degli inenarrabili

ed incomprensibili beni del tuo Figlio

nella patria celeste:

Tu possiedi, infatti, lo so bene,

un potere uguale al tuo volere,

perché sei la Madre dell’Altissimo;

per questo io oso e confido.

Che io non resti deluso nella mia aspettativa,

o purissima Regina.  

Germano di Costantinopoli