PAGINE BIBLICHE 'ruminate'  in.Comunità

Il quotidiano magnificat Lc 1,46-55)

PREMESSA

Un giovane, dopo essersi tirato fuori da una vita sbagliata con l’aiuto di un gruppo di amici che non avevano mai smesso di mostrargli fiducia ed amore, così scrive:

 

“Mi hanno detto che da un ramo secco

può nascere un frutto.

E io ci credo.

Mi hanno detto che da una terra arida

può nascere un fiore.

E io ci credo.

Mi hanno detto che in una stanza buia

può entrare un raggio di luce.

 E io ci credo.

Mi hanno detto che il mondo sta morendo

per mancanza di amore.

 E io non ci credo”.

 

Fiducia e amore sono i fili che hanno tessuto il mirabile arazzo dell’esperienza di Maria. Dio si è fidato, in Maria, di ogni uomo che può dirsi ramo secco, terra arida, stanza buia. Maria si è fidata di Dio dicendo: io ci credo! Dio ha amato, in Maria, ogni uomo, ed allora ogni ramo può dar frutto, ogni terra può far germogliare un fiore e persino una stanza buia può essere inondata di luce. Maria ha amato Dio dicendo: io ci credo! Dal seme della fiducia e dell’amore, per la fede, è nato il Cristo ed è rinato l’uomo!

Ecco ciò che ora mediteremo e trasformeremo in preghiera sulle note del Magnificat, respingendo con questo canto quell’oracolo iniquo che continuamente ci insidia nella speranza, per poter dire anche noi dinanzi a prospettive di sconfitta: “Io non ci credo!”.

 

1. LEGGIAMO

Leggiamo il brano biblico sentendoci sollecitati ad un ascolto attento e docile.

 

[46] Allora Maria disse:

“ L’anima mia magnifica il Signore

[47] e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

[48] perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni

mi chiameranno beata.

[49] Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome:

[50] di generazione in generazione la sua misericordia

si stende su quelli che lo temono.

[51] Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

[52] ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

[53] ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato a mani vuote i ricchi.

[54] Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

[55] come aveva promesso ai nostri padri,

ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”.

 

2. RIFLETTIAMO INSIEME (lectio e meditatio)

Proviamo a contestualizzare il nostro brano.

Si spengono le luci attorno al mirabile evento dell’annunciazione: Dio ha parlato attraverso l’angelo, ha operato per mezzo del suo Spirito, si è ‘attualizzato’ nel Figlio che Maria ora porta in grembo. Su questa giovane donna di un paesello sperduto della Galilea, che è stata raggiunta dalle promesse di Dio, cala ora il silenzio ordinario del quotidiano. Accolto il segno dell’Angelo (Lc 1,36), s’affretta a visitare la cugina Elisabetta, incinta, sebbene tutti pensavano non potesse avere bambini. Un gesto affettuoso e premuroso, a cui Maria non si sottrae, in contrapposizione al mutismo di Zaccaria che si rinchiude in casa, nell’isolamento di un’incredula sordità dello spirito. Come dire: “la grazia dello Spirito Santo non conosce ostacoli, che ritardino il passo” (Sant’Ambrogio, Expotio Evangelii secundum Lucam, II, 19; CCL 14).

La casa di Elisabetta diventa l’ambone da cui Maria proclama le opere del Signore “che ha soccorso Israele ricordandosi della sua misericordia”. È l’inno che esalta la forza misteriosa di Dio il quale, nell’incarnazione del Figlio, trasforma ora definitivamente tutta la storia; ed è un canto ricco di reminiscenze veterotestamentarie che attestano la familiarità di Maria con la Parola di Dio e il suo tendere l’orecchio a Colui che nel silenzio parla al suo popolo. Direi che è un modo di stare alla Presenza dell’Altissimo, uno stile che Maria ha tracciato anche per noi.

Cogliamone le note più vibranti:

“L’anima mia magnifica il Signore…” - Maria esulta e rende grazie a Dio per ciò che Lui è e per ciò che ha compiuto: siamo ai vertici della gaudio messianico, da considerare sempre in tensione verso il mistero della croce e della risurrezione! Ci è dato qui di cogliere, nella fede, il paradosso della gioia cristiana: una beatitudine che nasce e fiorisce dal dolore e dalla contraddizione.

 

“…perché ha guardato all’umiltà della sua serva” – Dalla consapevolezza di essere umile serva scaturisce la grandezza di questa giovane donna, libera dalla macchia dell’orgoglio e dal desiderio di mettersi al centro! Quasi un rimprovero per noi che pecchiamo di protagonismo, persino nella vita spirituale!

 

“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”- dunque, bando alla falsa umiltà! Maria è grata per l’opera di Dio che infinitamente la trascende. Ma badiamo bene: “se secondo la carne una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo perché accolgono in sé stesse il Verbo di Dio” (Sant’Ambrogio). Anche noi dobbiamo guardare alla nostra vita con gli occhi e il cuore di Maria, coltivando una memoria riconoscente!

 

“…di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono” – Dio manifesta la sua santità nella misericordia, rigettando gli arroganti che “non lo temono”, cioè che credono di poter fare a meno di Lui o che non hanno il coraggio di affrontare le loro miserie con la certezza della fede nella Sua onnipotenza che interviene e guarisce sempre.

 

“Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi…” - Ecco cosa compie Dio: si leva contro ogni atteggiamento prepotente e orgoglioso e smaschera la superbia che s’annida nel cuore di chi vuol farsi grande e bello dinanzi al mondo, consegnandosi agli anawim (i poveri, umile resto d’Israele) come servo, cresciuto all’ombra di un’umile ancella. Come dire: impegnati, tu che sei un potente della terra, nell’esercizio umile dell’autorità e non nella manipolazione della vita dei popoli; chinati, tu, operatore pastorale, nel servizio per il bene comune e non per coltivare interessi o per ostentare false filantropie; lotta, tu, cittadino del mondo, per la giustizia che è difesa della vita, accoglienza del povero, riscatto dell’emarginato che bussa alla tua porta o che sbarca sulle spiagge della Locride, come i Curdi, perché non ha una terra dove possa sentirsi a casa propria.

 

“Ha soccorso Israele…” - Dio si ricorda della sua misericordia, mantiene ciò che promette. La fedeltà è il suo forte! Ecco perché è da definirsi cieco e sordo quel cristiano che cammina a braccetto con la tristezza e la sfiducia, che invoca Dio ma continua a leccarsi le ferite delle proprie disgrazie senza sollevare il capo verso la speranza.

Dunque, nel Magnificat una nuova visuale della vita. Come dice il Papa, una “visuale di fede perseverante e coerente. Fede che è luce della vita quotidiana. Di quei giorni alle volte tranquilli, ma spesso tempestosi e difficili. Fede che rischiara, infine, le tenebre della morte di ciascuno di noi”.

 

3. APPROFONDIAMO INSIEME LA PAROLA ASCOLTATA (collatio)

 - Quali sono le difficoltà che incontri nel cercare di vivere ogni giorno nello stile del Magnificat?

 

- Per alcuni la santità sulle orme di Maria e l’apostolato dei discepoli di Gesù è roba da “preti e suore”. Tu sei tra questi oppure credi che questo cammino ti riguardi in prima persona e che tocca anche a te prendere in mano la Parola di Dio per testimoniarla e spiegarla “ai lontani”?

 

- Nel tuo ambiente chi è l’uomo apprezzato e qual è l’uomo che tu invece apprezzi: il potente che sa farsi strada a gomitate o il povero che s’accontenta di ciò che Dio ogni giorno gli riserva e s’impegna a fare ciò che Dio vuole?

 

4. I NOSTRI IMPEGNI (actuatio)

- Prova anche tu a riscrivere il Magnificat guardando alle grandi opere che Dio ha compiuto in te. Torna indietro nel tempo e poi soffermati nel tuo presente ed individua le orme di Dio accanto alle tue.

 

- Ipotizza con consapevolezza il modo in cui tu poi, nel contesto in cui vivi, generare il Cristo e farlo crescere in te e nel cuore di chi ti è accanto, lì a Gerace, perché sia trasfigurato il volto del tuo popolo alla luce della salvezza che passa anche attraverso la tua maternità/paternità spirituale e il tuo impegno fattivo. Considerando questo – bada bene! - conta esclusivamente su ciò che tu poi dare e non su quanto gli altri sono tenuti a fare per te.

 

- Riservati un tempo, durante il giorno, da consacrare a Dio perché Lui non passi nella tua vita senza che tu te ne accorga: uno slancio del cuore, preghiera semplice come il respiro che ti dà vita; il “ruminare” con calma e nel silenzio un versetto del Vangelo; il sostare dinanzi all’Eucaristia per lasciarti rischiarare dalla Sua luce e riscaldare dal Suo amore. Pochi impegni, segnati dalla costanza e dall’amorevolezza, senza cedimenti!

 

5. PREGHIAMO INSIEME (oratio)

Donaci, Maria,

di entrare talmente nel mistero della tua prova

da poter fin da ora ripetere:

“L’anima mia magnifica il Signore”.

Fa’ che anche dalla valle della nostra oscurità

sappiamo gridare:

“Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore”.

Fa’ che ci interroghiamo

se questo è il nostro atteggiamento quotidiano,

se siamo capaci di elevarci dalla lamentazione

verso la glorificazione del mistero di Dio,

di abbandonarci al mistero

che, nell’oscurità o nella luce,

sempre ci tiene tra le braccia irrevocabilmente.

Donaci di comprendere e di affidarci

come te al mistero dell’alleanza.

 

Card. Carlo Maria Martini